Coca-Cola, Pepsi e Unilever: le aziende che producono più plastica nel mondo. E una di queste è sponsor della Cop26

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Queste aziende affermano di affrontare la crisi della plastica, eppure continuano a investire in false soluzioni.

I più grandi inquinatori di prodotti plastici al mondo sono Coca-Cola Company e PepsiCo, mentre lo sponsor della Cop26, la Unilever, sale nella classifica per essere il terzo peggior inquinatore di plastica al mondo. Il quarto? Ovviamente Nestlé

The Coca-Cola Company e PepsiCo sono classificate come i principali inquinatori di plastica al mondo per il quarto anno consecutivo. Lo afferma il rapporto Branded del movimento Break Free From Plastic e pubblicato da Greenpeace, che mette al terzo Unilever, che non tutti sanno essere uno degli sponsor della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la Cop26, insieme a Microsoft, Hitachi e Gsk.

L’edizione 2021 Branded si è basata su 440 audit da parte del movimento di cui l’organizzazione ambientalista fa parte. L’alleanza ambientale “Break free from plastic”, di cui fanno parte le organizzazioni Greenpeace, GAIA e Zero Waste, ha nuovamente recuperato grandi quantità di spazzatura nei sei continenti.

Oltre 11mila volontari in 45 Paesi hanno ripulito città, parchi e spiagge per identificare i maggiori responsabili dell’inquinamento da plastica, hanno raccolto 330.493 rifiuti di plastica, per lo più imballaggi monouso, su spiagge e lungo laghi e li hanno abbinati ai rispettivi marchi.

Dai risultati è emerso che Coca-Cola Company e PepsiCo sono i maggiori inquinatori di plastica al mondo.

Ciò suggerisce – dicono da Greenpeace – che la promessa di Coca-Cola di raccogliere una bottiglia per ogni bottiglia venduta ha un impatto minimo sull’inquinamento da plastica dell’azienda.

branded plastica

@Break free from plastic

Per la prima volta, poi, da quando sono iniziati gli audit globali del marchio nel 2018, Unilever è diventata il terzo inquinatore principale nello stesso anno in cui l’azienda è uno dei partner principale per il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop26 a Glasgow. Dato che il 99% della plastica è costituito da combustibili fossili e che le società di combustibili fossili stanno attivamente spostando la loro attenzione sulla plastica come fonte di reddito crescente, il ruolo di Unilever nella Cop26 lascia assai perplessi.

Dato che il 99% della plastica è prodotta da combustibili fossili e le compagnie petrolifere stanno attivamente spostando la loro attenzione sulla plastica come fonte di reddito crescente, il ruolo di Unilever nella Cop26 è particolarmente cinico.

Con oltre 6mila prodotti raccolti, Unilever ha addirittura superato il colosso alimentare svizzero Nestlé, che si piazza in quarta posizione. 

In vista proprio della 26a Conferenza delle Parti, il Brand Audit 2021 fa luce su come l’industria della plastica stia alimentando la crisi climatica, ovvero come le multinazionali  stiano promuovendo l’espansione della produzione di plastica. Quasi 300 organizzazioni di 76 paesi hanno firmato una lettera aperta ai delegati della Cop26, chiedendo un allontanamento dalla produzione di combustibili fossili e plastica e, nel contempo, investimenti in alternative prive di rifiuti.

Le giovani generazioni sono destinate ad ereditare le crisi climatiche e plastiche esacerbate da queste società inquinanti che non hanno misure concrete e reali per evitare queste crisi. I piani di espansione dell’industria della plastica contribuiranno a bloccare il mondo in una catastrofica traiettoria ad alte emissioni, danneggiando le nostre possibilità di raggiungere meno di 1,5 °C. Non possiamo più continuare con le attività ordinarie, quindi stiamo intervenendo per ritenere responsabili questi inquinatori aziendali, dice Ahmed Elhadj Taieb, ambasciatore della gioventù della BFFP e segretario generale della gioventù per il clima in Tunisia.

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Fonti: Branded / Greenpeace

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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