L’etanolo prodotto dal mais inquina più della benzina. Lo studio

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Non è tutto oro quello che luccica, nemmeno i biocarburanti. Uno studio guidato dall’University of Wisconsin–Madison (Usa) ha dimostrato in particolare che l'etanolo ottenuto dal mais inquina più della benzina, rivelandosi fonte, a conti fatti, di maggiori emissioni.

Un gruppo di ricerca guidato dall’University of Wisconsin (Usa) ha dimostrato che le emissioni di carbonio derivanti dall’utilizzo della terra per coltivare mais possono negare o addirittura invertire qualsiasi vantaggio climatico dell’etanolo da mais rispetto alla comune benzina. In altre parole, usare l’etanolo prodotto dal mais come combustibile può addirittura più dannoso per l’ambiente della benzina stessa ottenuta dal petrolio.

I risultati, ottenuti tramite una combinazione di analisi econometriche, dati sull’uso del suolo e modelli biofisici, confermano ciò che altri scienziati sospettavano: dal punto di vista climatico e ambientale, l’etanolo da mais non è una buona soluzione di biocarburante.

In sostanza si riafferma ciò che molti ipotizzavano – spiega in particolare Tyler Lark, primo autore del lavoro – ovvero che l’etanolo da mais non è un combustibile rispettoso del clima e che dobbiamo accelerare il passaggio a combustibili rinnovabili migliori, oltre a migliorare l’efficienza e l’elettrificazione

I risultati arrivano “al momento giusto” perché siamo in un momento storico cruciale per decidere come dovrebbe essere la politica dei combustibili. L’espansione dei terreni agricoli dedicati alle colture di base, in particolare il mais, va in direzione contraria rispetto a molti altri parametri, tra cui lo sfruttamento della terra, che è risultato determinante nell’invertire i vantaggi climatici.

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È la prima volta che abbiniamo questi dati dettagliati e ricchi sull’uso del suolo con i fattori economici sottostanti – spiega su questo Holly Gibbs, che ha collaborato alla ricerca – I dati sui prezzi e i modelli economici hanno fornito il potere esplicativo per aiutarci a capire la causalità dietro questi cambiamenti che osserviamo da un decennio

La loro analisi mostra come l’emanazione dello standard sui combustibili rinnovabili negli Usa abbia fatto aumentare i prezzi dei raccolti di mais fino 30% e di altre colture di base, come grano e soia, del 20%. Dal 2008 al 2016, la coltivazione del mais negli Stati Uniti è aumentata dell’8,7%, coprendo altri 6,9 milioni di acri di terra.

Questo incremento di sfruttamento del suolo è stata accompagnata da un maggiore uso di fertilizzanti (3–8% in più ogni anno) e di degrado della qualità dell’acqua (3–5% di aumento della lisciviazione dei nitrati e del deflusso del fosforo), nonché da maggiori emissioni di carbonio attribuibili ai cambiamenti nell’uso del suolo.

Tutto ciò influenza davvero la vita delle persone. Il deflusso di azoto e fosforo contribuisce infatti alla proliferazione di alghe dannose e alle zone morte nei laghi, nei fiumi e nel Golfo del Messico, mentre la lisciviazione dei nitrati può contaminare le falde acquifere e l’acqua potabile.

E l’etanolo da mais sta peggiorando questa situazione, con una sorta di effetto somma (meglio, in risonanza): le emissioni di carbonio dell’etanolo da mais prodotto per soddisfare lo standard sui combustibili rinnovabili è almeno pari a quelle della quantità equivalente di benzina e forse superiori, probabilmente del 24% o più.

Purtroppo, lo confermiamo, non è tutto oro quello che luccica, e la via per la sostenibilità sta nell’analisi di tutto il ciclo di vita che comporta una scelta. Che non è mai scontata.

Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonti: University of Wisconsin–Madison /  Proceedings of the National Academy of Sciences

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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