Stop ai combustibili fossili, la Colombia annuncia di non voler più firmare contratti di esplorazione di gas e petrolio

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Annuncio inaspettato da parte di Irene Vélez, Ministra delle miniere e dell’energia colombiana, ai leader mondiali al World Economic Forum di Davos: “è giunto il momento per la nazione andina di abbandonare la sua dipendenza da petrolio e gas e iniziare un nuovo capitolo più verde nella storia del Paese”

Dal World Economic Forum di Davos arriva l’annuncio del Governo della Colombia di non voler mai più approvare alcun nuovo progetto di esplorazione di petrolio e gas e di volersi allontanare definitivamente dai combustibili fossili verso una nuova economia sostenibile e a favore di un turismo green.

Lo dice – non senza critiche – la Ministra delle Miniere, Irene Vélez , confermando che il Governo guidato di Gustavo Petro non concederà nuovi contratti di esplorazione di petrolio e gas.

Sappiamo che molto presto chi importa carbone non importerà più e dobbiamo generare rapidamente un’economia alternativa. D’altra parte, abbiamo anche deciso che non concederemo nuovi contratti di esplorazione di petrolio e gas, lascia detto la Vélez.

L’attuale presidente della Colombia aveva fatto della fine della lunga storia di dipendenza economica del Paese dal petrolio una parte fondamentale della sua campagna elettorale, poi prospettive economiche sempre più desolate e una serie di inversioni politiche da parte del Governo stesso hanno messo in dubbio l’ambizioso impegno ecologico di Petro.

Ora pare sia arrivato il momento di cambiare rotta. Ma a quale prezzo. Secondo molti detrattori della politica annunciata dalla Vélez, l’interruzione dell’esplorazione petrolifera non influirà di molto sulla domanda globale di combustibili fossili, danneggiando anzi soltanto l’economia colombiana.

La Colombia dovrebbe passare all’energia pulita, ma senza “uccidere la gallina dalle uova d’oro” , replica Julio César Vera, ex presidente dell’Associazione colombiana degli ingegneri petroliferi.

La decisione sarebbe stata anche criticata da esperti ambientali che affermano che la mossa non affronta le principali questioni ambientali del Paese, come l’allevamento del bestiame e l’agricoltura insostenibile che stanno guidando la deforestazione nella foresta pluviale amazzonica, né avrà alcun effetto significativo sul clima globale crisi.

La Colombia non deve sacrificare la sua crescita economica per farsi paladina della transizione energetica in America Latina – ha affermato Manuel Rodríguez, che nel 1991 è diventato il primo ministro dell’Ambiente del Paese.

Questa è un’idea infantile e populista basata su una falsa narrativa perché, secondo gli studi, perderemo diversi punti di PIL senza produrre quasi alcun effetto sul consumo globale di combustibili fossili. Un altro paese produttore di petrolio compenserà semplicemente il deficit della Colombia.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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