Price Cap: cos’è, come funziona e cosa significa imporre un tetto massimo al gas contro il caro bollette

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

La Russia ha interrotto le forniture di gas all’Europa attraverso il Nord Stream 1 “a tempo indeterminato” e la Commissione Europea pensa di reagire imponendo un tetto massimo di prezzo al gas russo (un price cap) al fine di limitare i guadagni di Putin. Ma che significa questa misura contro il caro bollette?

Se prima si parlava di problemi tecnici, ora è chiaro: l’interruzione delle forniture di gas attraverso il Nord Stream 1 è una reazione alle sanzioni europee imposte alla Russia. A questo la Commissione Europea ha proposto di rispondere imponendo un tetto massimo al gas russo, per limitare i guadagni di Putin con i quali, presumibilmente, finanzia la guerra in Ucraina. Ma che cos’è davvero il price cap?

Leggi anche: Stop a tempo indeterminato al gas russo in Europa (e l’Italia si prepara al razionamento dei consumi energetici)

Il concetto di price cap non è stato inventato ora ma ultimamente è stato nuovamente invocato come misura per contrastare il caro bollette e contemporaneamente, di fatto, imporre una nuova sanzione economica alla Russia.

Il price cap è un massimale di prezzo, un tetto massimo, con il quale i Paesi potrebbero continuare ad acquistare gas dall’oleodotto russo purché il prezzo non superi una soglia concordata. Questo nell’ipotesi, ovviamente, che il fornitore non possa dirottare il gas verso altri mercati.

Su questo punto la Commissione Europea Commissione suggeriva di fissare il massimale dei prezzi al di sopra dei costi di produzione, ma al di sotto degli attuali prezzi di mercato per incoraggiare la Russia a continuare a vendere all’Europa.

Puntiamo ad abbassare i costi del gas – scrive la Presidente della Comissione Europea Ursula von der Leyen – Pertanto, proporremo un limite di prezzo per il gas russo. Naturalmente, l’obiettivo qui è molto chiaro […]: dobbiamo tagliare le entrate della Russia, che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra in Ucraina. E ora il nostro lavoro degli ultimi mesi ripaga davvero. Perché, all’inizio della guerra, se si guarda al gas importato, il 40% di esso era gas russo, da molto tempo. Oggi siamo scesi solo al 9%.

Se la strategia funzionasse, le bollette potrebbero essere effettivamente tagliate, o meglio, potrebbe essere messo un freno all’impennata attesa all’inizio dei tempi freddi.

Naturalmente però la Russia potrebbe decidere di vedere altrove e riemergerebbero agli occhi di tutti (almeno di chi vuole vedere) il fallimento delle nostre scelte energetiche che continuano a cercare fonti fossili, obsolete, inquinanti e comunque non a nostra disposizione.

Leggi anche: La Russia è il primo Paese da cui l’Italia dipende: questi grafici mostrano il fallimento delle nostre scelte energetiche

Per “tamponare”, infatti, la Commissione Europea sta lavorando anche ad altre misure: in particolare intende proporre un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità durante le ore di picco, lasciando agli Stati membri discrezionalità nella decisione sulla fascia oraria.

La domanda sorge sempre spontanea: ma le rinnovabili dove sono?

Per il price cap, comunque, è necessario un accordo tra i 27 Stati Membri. Che non è stato ancora raggiunto.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: Commissione Europea

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook