Nucleare, energia del futuro? Lo studio sull’impatto ambientale che dà la risposta che non ci aspettavamo

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Nucleare sì o no come energia alternativa? Un gruppo di scienziati giapponesi ha analizzato l'impatto ambientale della produzione di energia nucleare e addirittura sembrerebbe propenso a vederlo come una possibilità futura

Una miriade di guerre (non solo in Ucraina) nel mondo intero e poi una popolazione mondiale in costante crescita unita a urbanizzazione talvolta fuori controllo e industrializzazione: tutto ciò ci porta necessariamente verso una domanda sempre maggiore di energia creando un vero paradosso.

La sfida di oggi sta infatti nel soddisfare il fabbisogno energetico estremo tenendo al contempo sotto controllo il riscaldamento globale, una condizione che i combustibili fossili non soddisfano. Come si fa allora? In molti sono a sostenere che, nel tentativo di mitigare il degrado ambientale e l’esaurimento delle risorse naturali legato all’uso di combustibili fossili, l’energia nucleare dovrebbe essere promossa come fonte di energia alternativa.

Una cosa che fa accapponare la pelle agli ambientalisti, mentre in Europa è comunque molto forte la voce di coloro che vorrebbero introdurre proprio il nucleare (assieme al gas naturale) nella Tassonomia verde, ma a che punto è, se esiste, una valutazione dell’impatto ambientale della produzione di energia nucleare?

A questa risposta hanno tentato di rispondere i ricercatori giapponesi della Ritsumeikan University, che hanno effettuato una valutazione del ciclo di vita dell’uso delle risorse nella generazione di energia nucleare dall’uranio. Condurre una valutazione del ciclo di vita (LCA) di qualsiasi fonte di energia è infatti importante per capire come influisce sull’ambiente.

Già numerosi studi avevano valutato il consumo cumulativo di energia nel ciclo di vita e le emissioni di gas serra legate all’elettricità generata tramite l’energia nucleare, ma per la maggior parte non hanno esaminato le emissioni di gas a effetto serra e la quantità di energia consumata, il che potrebbe portare a una valutazione meno completa dell’impatto ambientale e della sostenibilità dell’elettricità generata tramite l’energia nucleare.

Lo studio

Nel tentativo di fornire una prospettiva più completa, un gruppo di scienziati della Ritsumeikan University, in Giappone, ha analizzato l’impatto ambientale della produzione di energia nucleare attraverso una misura meno considerata: il volume delle risorse estratte dalla litosfera durante il ciclo di vita di questo processo.

Il loro studio si è concentrato sui metodi di estrazione, sui tipi di reattori nucleari e sul tipo di sistema del ciclo del combustibile dell’uranio utilizzato durante la generazione di energia nucleare e su come questi alterano l’impatto ambientale del processo. Gli studiosi hanno poi anche valutato i diversi gradi di minerale di uranio estratto, un’entità altamente variabile, e il suo effetto sul fabbisogno totale di materiale (TMR).

Una valutazione del ciclo di vita dell’uso delle risorse per la generazione di energia nucleare da 1kWh basata sull’uranio è stato eseguito analizzando il TMR – spiega Shoki Kosai, uno degli autori dello studio. Abbiamo esaminato i cicli del combustibile aperti e chiusi e tre tipi di metodi di estrazione dell’uranio: estrazione a cielo aperto, estrazione sotterranea e lisciviazione in situ (ISL), oltre ad altre variabili nella generazione di energia nucleare, per un LCA completo. Le emissioni di gas a effetto serra e l’utilizzo delle risorse naturali sono stati successivamente valutati per queste variabili.

I ricercatori hanno scoperto che il coefficiente TMR (che indica l’intensità di estrazione) del combustibile di uranio arricchito era il più alto, seguito dal combustibile nucleare, dal combustibile di uranio ritrattato, dal combustibile a ossido misto (MOX). Anche il grado del minerale di uranio ha avuto un enorme impatto sul coefficiente TMR, il che significa che il TMR variava in modo significativo con diversi metodi di estrazione.

La lisciviazione in situ ha avuto il TMR più basso. Tuttavia, il metodo minerario ha avuto un impatto più significativo sull’utilizzo delle risorse rispetto al suo impatto sulle emissioni di gas a effetto serra.

 Abbiamo scoperto che un ciclo chiuso che rielabora il combustibile all’uranio utilizza risorse inferiori del 26% rispetto a un ciclo aperto che non riutilizza i suoi sottoprodotti.

Inoltre, è stato riscontrato che l’uso delle risorse naturali della generazione di energia nucleare era simile a quello delle energie rinnovabili e significativamente inferiore a quello della generazione di energia termica. Inoltre, il potenziale di riscaldamento globale e il TMR della generazione di energia nucleare hanno mostrato tendenze molto diverse. Oltre a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, la produzione di energia nucleare ha utilizzato anche meno risorse naturali, il che la rende una fonte di generazione di energia ecologicamente favorevole.

E allora il futuro è nucleare?

Beh, una possibilità secondo questa analisi.  Ma noi ci chiediamo quanto ancora segua una logica parlare di nucleare come irrinunciabile risorsa futura. In molti sono convinti che le sole fonti rinnovabili potrebbero piuttosto essere in grado di soddisfare non solo la domanda di energia attuale, ma anche di contrastare i problemi sia di carattere ambientale che squisitamente energetici.

E così l’altra domanda sorge spontanea: le sole fonti rinnovabili saranno mai in grado di coprire da sole le richieste energetiche presenti e future?

E non solo: se ci dirigessimo tutti verso il nucleare, quanto dureranno le riserve di uranio e per quanto tempo ancora avremo energia?

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Fonte: Science Direct

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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