Case green, cos’è la direttiva europea EPBD sulla classe energetica delle case

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Elemento centrale del pacchetto “Fit for 55” dell'Ue, volto a rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050, la revisione della EPBD (Energy Performance of Building Directive) mira a portare il parco immobiliare europeo a zero emissioni (ZEB) entro il 2050. La direttiva sulle performance energetiche degli edifici passerà ora in sessione plenaria al Parlamento europeo e poi potranno cominciare i negoziati con il Consiglio europeo per arrivare all’approvazione finale

Edifici residenziali almeno in classe energetica E entro il 2030 e in D entro il 2033, mentre gli edifici non residenziali e pubblici dovrebbero raggiungere le stesse classi rispettivamente entro il 2027 e il 2030.

La Commissione ITRE del Parlamento europeo ha approvato la proposta di revisione della cosiddetta EPBD, la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici che ha l’obiettivo è ridurre l’emissione dei gas ad effetto serra e il consumo energetico in campo edilizio entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Leggi anche: Nuova direttiva Ue sulla classe energetica delle case: il 74% di quelle italiane saranno da ristrutturare

La proposta di direttiva sarà votata in Assemblea nella sessione plenaria del 13-16 marzo e poi seguirà il negoziato con il Consiglio Ue per concordare la forma finale della direttiva (che poi dovrà essere recepita da ciascuno stato membro).

Ma cosa si tratta nello specifico? Tra gli elementi positivi, il compromesso conferma e rafforza l’introduzione di standard minimi di prestazione energetica (MEPS) per gli edifici. Rispetto alla proposta della Commissione, impone interventi di ristrutturazione finalizzati al raggiungimento delle classi E e D (anziché F ed E) dell’Attestato di Prestazione Energetica nei tempi previsti (rispettivamente 2030 e 2033 per gli edifici residenziali).

Tuttavia, la relazione introduce una deludente deroga, offrendo agli Stati membri la possibilità di ritardare fino al gennaio 2037 la ristrutturazione fino al 22% dei loro edifici residenziali e di edilizia sociale pubblica più inefficienti. Per i nuovi edifici, i deputati hanno invece anticipato la tempistica per tutti i nuovi edifici come edifici a emissioni zero, a partire da quelli occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche, entro gennaio 2026.

Gli Stati membri, inoltre, sono invitati a eliminare gradualmente l’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, vietando gli incentivi finanziari per le caldaie a combustibili fossili dall’1 gennaio 2024. Allo stesso tempo, il Parlamento ha aggiunto un’esenzione per i sistemi di riscaldamento ibridi che potrebbero pregiudicare tale un divieto.

Cos’è la nuova direttiva EPBD

Si tratta di una direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD è infatti acronimo di Energy Performance of Building Directive) voluta per monitorare il “parco” edifici in Unione europea. In sostanza, la direttiva EPBD si propone di eliminare gradualmente gli edifici che presentano prestazioni energetiche inadeguate, sia demolendo gli edifici privi di vincoli artistici o storici, tecnologicamente desueti, laddove una riqualificazione non fosse conveniente (per limiti legati alla natura dell’immobile ed alle proprie caratteristiche costruttive); sia riqualificando gli edifici energivori, fissando soglie prestazionali per ridurne i fabbisogni.

Le nuove disposizioni puntano a edificare entro il 2030 a solo ZEB (zero emission buildings, edifici ad emissioni). Invece per gli edifici esistenti si proroga il raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero al 2050. Per gli edifici pubblici di nuova costruzione, si è stabilito che dovranno essere ad emissioni nulle già a partire dal 2027.

Quanto alle ristrutturazioni, la direttiva propone nuove soglie di prestazione minima, in base alle quali si dovrà riqualificare il 15% del parco immobiliare meno efficiente di ogni Stato membro. In pratica, gli edifici con attestato di prestazione energetica di Classe G dovranno rientrare almeno nella classe F, in due tappe: entro il 2027 per gli edifici non residenziali ed entro il 2030 per quelli residenziali.

La proposta di revisione della EPBD sarà ora vagliata dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. Poi, ciascun Stato membro dovrà predisporre un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici e integrarlo nel proprio PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia ed il Clima) e dovrà includere le tabelle di marcia per la progressiva eliminazione dei combustibili fossili nella climatizzazione degli edifici entro il 2040.

QUI la direttiva completa.

In Italia rimane intanto il Superbonus

Nel 2023 il Superbonus 110% per i lavori di efficientamento energetico degli edifici scenderà al 90% ma non per tutti.

Fanno eccezione i condomini che hanno approvato la delibera in assemblea entro il 18 novembre scorso e che hanno presentato la Cilas in Comune entro il 31 dicembre 2022, così come quelli che abbiano deliberato tra il 19 e il 24 novembre e presentato la Cilas entro il 25 novembre.

In questi casi il beneficio si mantiene al 110% anche per gli edifici diversi dai condomini, come quelli a proprietario unico da due a quattro unità.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: European Commision

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Facebook