Alla COP27 l’Italia si impegna a ridurre le emissioni, ma nel frattempo approva le trivelle (e le lobby fossili esultano)

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La premier Giorgia Meloni interverrò oggi alla COP27, il summit sul clima che si è aperto ieri a Sharm el-Sheik, e ribadirà l'impegno italiano alla riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e del raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050. Una dichiazione che necessariamente cozza con lo schema di articolato sullo sblocca trivelle...

Italia ed Egitto sono necessariamente legati da una sottile linea rossa che porta il nome di Giulio Regeni. E le circostanze vogliono che sia la Meloni il primo premier italiano in visita in Egitto da quando nel 2016 proprio al Cairo il ricercatore fu trovato morto.

Diritti, verità sommerse, giustizia, che necessariamente vanno a fare il paio con altre due grandi questioni sul tavolo dell’Esecutivo appena insediato: migranti da un lato ed energia dall’altro.

Volendo lasciare da parte per un momento il doloroso capitolo di vite umane abbandonate in mare, che intenzioni ha il Governo Meloni in fatto di energia? Ci faccia capire.

Trivelle? Sì, grazie

Appena due giorni fa, campeggiava la notizia di uno “sblocca trivelle” da parte del Governo, con subito il 75% di gas calmierato alle imprese energivore, e delle intenzioni di aprire uno spiraglio alle estrazioni nell’Alto Adriatico consentendo agli operatori di muoversi in una piccola porzione – che corrisponde all’estremità più a sud (tra il 45° parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po), oltre le 9 miglia dalla costa e per giacimenti con un potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi.

Ne aveavamo parlato qui: Il Governo Meloni dice sì a nuove trivelle nel Mar Adriatico per l’estrazione di gas naturale

E non solo: la coltivazione di idrocarburi potrebbe essere riattivata anche nelle acque dei golfi di Napoli, di Salerno e delle isole Egadi, per la durata di vita utile del giacimento e solo a patto che si dimostri l’assenza di rischi per il territorio, in parziale deroga al PiTESAI, il piano regolatore che disciplina le estrazioni di idrocarburi in Italia.

Un deciso passo verso le trivelle, dunque, questo schema di articolato sullo sblocca trivelle, che comunque in ogni caso già paventato dall’ex ministro Roberto Cingolani e ora portato avanti dal neo titolare dell’Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto, secondo cui “secondo le nostre stime, con i 2 miliardi di metri cubi si dovrebbe coprire buona parte del fabbisogno delle aziende gasivore“.

Le lobby esultano

Sono anni che ripetiamo di sfruttare i nostri giacimenti di petrolio e gas – esultano da FederPetroli. In particolare oggi che questa situazione energetica internazionale ha portato criticità per l’industria ed i consumatori. Abbiamo già pianificato i meeting per lo studio delle mappe e dei giacimenti da riprendere e quelli ancora in fase di sviluppo.

Le quantità individuate si aggirerebbero tra i 300 e i 450 miliardi di metri cubi di gas, arrivando poi ad includere il “petrolio ancora intrappolato nel nostro sottosuolo. Dall’Adriatico allo Ionio, Offshore siciliano e poi in tutta la Penisola“.

La Pianura Padana anche se sfruttata da anni ha ancora risorse nascoste, cosi come per la Basilicata e gran parte del Sud Italia. Penso solo a tutti i pozzi fermi e non eroganti.

E l’impegno dell’Italia in Egitto?

E quindi?

Secondo fonti diplomatiche, la Meloni sarebbe pronta a ribadire a Sharm El Sheikh che l’Italia contribuirà all’impegno di ridurre del 55% delle emissioni entro il 2030 assunto dall’Europa e al raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050.

Staremo a vedere. Alle 12.30 di oggi 7 novembre Meloni parteciperà alla tavola rotonda “Just Transition” mentre intorno alle 17 interverrà nel corso della sessione plenaria. In serata il premier ripartirà per Roma.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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