Potremmo presto dire addio alla plastica grazie a questo dolcissimo ingrediente da cucina che non ti aspetti

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Messa a punto dagli scienziati statunitensi una bioplastica resistente ricavata dagli scarti della vanillina, l'ingrediente più dolce che hai in cucina

Come ridurre l’impatto negativo della plastica e contemporaneamente i rifiuti derivanti dalla lavorazione di uno degli ingredienti più dolci utilizzati in cucina? Alcuni scienziati statunitensi sono riusciti a ricavare una bioplastica resistente e duratura a partire dalla molecola che dà il sapore della vaniglia, sfruttando le proprietà della vanillina per creare l’ossatura del materiale. Una bioplastica rivoluzionaria perché riutilizzabile all’infinito grazie al processo di upcycling scoperto dai ricercatori.

Sì, esattamente, stiamo parlando proprio della molecola che dà quel fantastico e inconfondibile aroma alla vaniglia, che tanto amiamo per i nostri dolci. Da oggi, però, avremo un motivo in più per essere felici che esista.

A partire dalle biomasse, come ad esempio la lignina – una biomassa che si trova nelle cellule vegetali – si può sintetizzare la vanillina con cui produrre una bioplastica con il doppio vantaggio di essere sia facilmente riciclabile che di alta qualità.

Il team capitanato dal dottor Jayaraman Sivaguru, della Bowling Green State University, ha condotto una serie di esperimenti che hanno permesso la realizzazione di un materiale creato a partire dalla vanillina che assolve a due compiti importantissimi contemporaneamente. Innanzitutto, risolve il problema di come smaltire le bioplastiche per farle ritornare in forma di polimeri.

Infatti, si cercava da tempo un metodo per inserire queste risorse in un processo di economia circolare e quindi di poter riutilizzare potenzialmente all’infinito lo stesso materiale. Questo traguardo è finalmente stato raggiunto grazie a una tecnologia davvero innovativa che scompone la vanillina usando una frequenza particolare della luce.

Grazie alla fotosensibilità del materiale ricavato dalla biomassa della vanillina è possibile avviare una reazione chimica che aiuta a scomporre la bioplastica in polimeri che hanno la stessa qualità di quelli usati in partenza, riuscendo a recuperarne il 60%  mantenendoli in ottimo stato. Strabiliante, non trovi?

Ma se ricordi bene, prima parlavamo di due problemi da risolvere. Il secondo è che utilizzando la luce per attivare questo processo, si rischiava di creare una reazione in un momento poco opportuno.  Immagina di mangiare un gustoso cous cous preparato con cura e il tuo contenitore in plastica bio inizia a sciogliersi. Non sarebbe piacevole.

bioplastica dalla vanillina

© Wiley-VCH/’Angewandte Chemie

Il team capitanato dal dottor Sivaguru ha scoperto che la vanillina reagisce a un tipo particolare di luce che non è compresa nella fascia che dal Sole raggiunge la Terra ogni giorno. Questo significa che potremo usare oggetti con plastiche di alta qualità e potremo riciclarle facilmente, senza intoppi.

Per cui, la prossima volta che preparate una crem brulè o un gelato alla vaniglia, ricordatevi che quel magnifico profumo potrebbe anche salvare il pianeta!

Fonte: Angewandte Chemie

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Laureando in Letterature e Culture Comparate all'Università dell'Orientale di Napoli. Si occupa di letteratura, sport, cucina e ambiente, collaborando anche con una nota rivista letteraria partenopea.

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