Earth day: tessuti dalle reti dei pescatori e dalle bottiglie di plastica, la moda sta cambiando (finalmente)

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Il riuso, il riciclo, l’uso della tecnologia per creare oggetti e collezioni dedicati alla celebrazione di questa giornata anche per i brand del lusso. Un’attitudine alla produzione etica che vorremmo vedere sempre più diffusa , non solo per una giornata all'anno. La moda sta cambiando, finalmente. Ma occhio al rischio greenwashing

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L’Earth Day 2022 è l’occasione per aziende note e altre emergenti di sottolineare l’impegno verso la sostenibilità, con la presentazione di collezioni e progetti per un “futuro” più green che prima o poi dovrà diventare un “presente” ovvero la normalità.

Sono pochi i marchi totalmente sostenibili ma siamo probabilmente immersi in una transizione anche nel mondo della moda, lenta per alcuni aspetti ma che si sta espandendo.

Moda e sostenibilità

L’occasione dell’Earth Day 2022 permette a molti brand di immettere nel mercato collezioni realizzate con materiali riciclati e quindi di coniugare la creatività con una nuova ricercatezza nei materiali scelti.

E il rischio greenwashing? Sicuramente è sempre dietro l’angolo perché produrre in modo sostenibile vuol dire controllare, essere trasparenti, certificare. C’è però una buona notizia: il rapporto Sustainability Edit ha certificato l’aumento dei prodotti etichettati come “sostenibili” del 176% dal 2019 al 2021.

Etica del consumatore

Realizzare una collezione intera o una linea in particolare nel rispetto dell’ambiente è un dovere morale verso il pianeta che ci ospita. Ma allo stesso tempo è anche un fattore di business dal quale non si può prescindere: l’esplosione delle piattaforme dove rivendere capi in ottimo stato che non si usano più ha incentivato la moda circolare ma anche l’acquisto di seconda mano.

Un sondaggio condotto da McKinsey del 2020 ha rilevato che il 15% degli appartenenti alla Generazione Z e il 16% dei millennial intendono acquistare più spesso capi di seconda mano, anche a causa dell’impatto economico del COVID-19. Inoltre per il 38% degli intervistati si aspetta un impegno concreto nella riduzione dell’impatto negativo sull’ambiente accanto a un’etica più elevate nel realizzare un ambiente lavorativo rispettoso del benessere e delle condizioni di lavoro.

Piantare gli alberi

Una delle attività abbracciate da molti brand per compensare le emissioni nocive anche in occasione delle sfilate è quella di piantare alberi per contribuire a un mondo con più verde. Lo stesso avviene anche in occasione dell’Earth Day 2022: due di queste iniziative hanno in Treedom il punto di congiunzione, il sito nato nel 2010 che consente di piantare un albero a distanza e seguirlo online.

Uno di questi progetti è Be(leaf) in Change di Guess che mira a piantare 5000 alberi con una campagna di sensibilizzazione rivolta a dipendenti e clienti. L’altro è della piattaforma di e-commerce di seconda mano Lampoo, durante la green week ogni acquirente riceverà in dono 1 albero. Tramite la fondazione Alberitalia, Intimissimi ha già iniziato a piantare alberi nel milanese in un terreno del WWF per un progetto di riforestazione urbana.

Riuso e materiali “responsabili” per l’abbigliamento

Riciclo e bio non sono mai stati così tanto accostati alla moda come quest’anno. Dai marchi più accessibili come H&M e Vans a quelli più esclusivi come Gucci, Karl Lagerfeld x Amber Valletta o Stella McCartney per citarne alcuni, abbondano le proposte che hanno alla loro base materiali recuperati, dal cotone alla seta fino al lino, passando anche per il poliestere biodegradabile, le bottiglie di plastica utilizzate per confezionare capi spalla da barca e imbottiture.

Metalli, bioplastiche e scarti provenienti da produzioni di occhiali difettosi per linee eyewear inedite e rinnovate nei materiali si sono aggiunte a questo rinascimento del riuso che coinvolge appieno anche il settore del lusso.

Borse non più in pelle

Le borse non bastano mai e proprio per questo, per una clientela sempre più attenta alle esigenze dell’ambiente, occorre renderle sostenibili. Si moltiplicano le linee “eco”, da Alviero Martini a Mandarina Duck per menzionarne due tra le più riconoscibili, con materiali quali cotone bio, altri riciclati come poliestere e nylon, altri 100% vegani ricavati gli scarti della frutta, abbinati anche agli intrecci del vimini o a stoffe lavorate con basso impatto ambientale.

Mondo denim e tecnologia

Uno degli indumenti più amati è il denim immancabile nel guardaroba di qualunque stagione. Purtroppo è anche uno dei più inquinanti nella realizzare poiché proviene dal cotone e quindi richiede moltissima acqua per la coltivazione, spesso portata a termine anche con l’uso di fertilizzanti e pesticidi dannosi.

Il gigante del settore è l’americana Levi’s che da questa stagione propone una linea dai colori pastello realizzata con tinture naturali e tecniche WaterLess. Un primo passo verso l’apertura di un centro di distribuzione il Germania capace di coniugare tecnologia, circolarità dei prodotti, energie rinnovabili per la produzione.

Il recupero delle fibre di cotone ha dato vita al tessuto Hyperflex Re-Used per Replay grazie anche al riutilizzo del PET delle bottiglie di plastica. Questa tipologia di materiali rigenerati è usata anche da altre realtà per realizzare calzature primaverili che sono composte per gran parte dal denim.

Il benessere del mare

Parlando di acqua il pensiero corre al mare e alla vita che qui sotto dovrebbe svolgersi in tranquillità. C’è chi realizza ciondoli da plastica riciclata e devolve parte degli utili per ripristinare foreste di mangrovie o metri quadrati di barriera corallina come Dodo con l’impresa sociale Tenaka.

Altre ancora danno vita a collaborazioni, come quella tra Risacca e Giglio.com, per il recupero e il riuso delle reti da pesca dall’area di Mazara del Vallo con cui comporre borse eco. Ma il benessere di questo ambiente passa anche per ciò che indossiamo quando ci tuffiamo in mare: aumentano le offerte di costumi da bagno realizzati da scarti, dalla moquette fino ai trucioli.

L’Earth Day si svolge nei 193 Paesi delle Nazioni Unite e coinvolge cittadini e diverse organizzazioni. Istituita nel 1970 è però dal 1990 che questa giornata ha iniziato a riunire un numero significativo di persone che hanno chiesto a gran voce un cambio di passo, richiesta ripetuta anno dopo anno con una crescente partecipazione.

Il fatto che anche il settore della moda ne voglia essere parte è un bene ma questa attitudine deve essere quella che guida la quotidianità e non solo iniziative, sicuramente mirabili, che si svolgono in concomitanza di questa importante data.

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Fonti: McKinsey/Sustenaibility Edit

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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