Danneggiato un altro sito sacro degli aborigeni australiani, vicino alle miniere di ferro e oro di BHP

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Una nuova tegola piomba nella regione di Pilbara. Una notizia passata sotto silenzio ma molto grave. Una nuova caduta massi a ridosso delle miniere

I siti sacri nelle terre aborigene dell’Australia occidentale sembravano al sicuro, dopo le promesse del colosso minerario BHP che lo scorso anno ne aveva fermato la distruzione. Ma una nuova tegola piomba nella regione di Pilbara. Una notizia passata sotto silenzio ma molto grave.

La vicenda risale al 29 gennaio 2021. A fornire una versione dei fatti è la stessa BHP secondo cui nell’ambito del monitoraggio presso l’area mineraria C nella regione di Pilbara dell’Australia occidentale, è stata identificata una caduta di massi. E’ accaduto nel sito di Banjima.

“La causa della caduta massi non è stata determinata” sostiene BHP che insieme alla Banjima Native Title Aboriginal Corporation (BNTAC), l’ente prescritto per l’omonimo popolo, ha avviato un’indagine congiunta.

“Il nostro Consiglio del patrimonio è stato convocato per garantire linee di comunicazione aperte tra BHP e Banjima su questioni legate al patrimonio.. BNTAC e il nostro Heritage Council, insieme a BHP, continueranno questa indagine per accertare le cause esatte dell’impatto sul sito” ha detto Maitland Parker, presidente di BNTAC.

“Il nostro rapporto con il popolo di Banjima è di fondamentale importanza per BHP. In molti anni abbiamo costruito un forte rapporto con i Banjima basato sul profondo rispetto per la loro eredità e il loro legame con il paese. Abbiamo personalmente espresso la nostra preoccupazione a Banjima Elders e avviato un’indagine comune. Continueremo a lavorare con Banjima in uno spirito di rispetto e cooperazione. Consideriamo tutto il patrimonio importante e impareremo dai risultati delle indagini” ha aggiunto il presidente di BHP Minerals Australia, Edgar Basto.

Lo sfruttamento minerario delle terre aborigene

Una vicenda dai contorni chiari ma che purtroppo riporta alla memoria un altro vento simile. Il colosso minerario Rio Tinto, a maggio 2020, grazie a un’obsoleta legge del 1972, non solo ha continuato a estrarre ferro da un antico Sito aborigeno considerato patrimonio Unesco ma ha fatto esplodere le grotte sacre proprio per cercare il materiale.

Allora, vennero piazzati degli esplosivi in una parte della gola di Juukan, nell’Australia occidentale, distruggendo le celebri grotte scavate nella roccia. Per questo, il presidente dell’inchiesta parlamentare sulla distruzione della gola di Juukan, Warren Entsch, ha detto che il danno vicino al sito BHP sarà preso in considerazione nell’indagine in corso su Juukan.

Secondo Entsch,  la distruzione dei rifugi nella roccia ha evidenziato la necessità di una modifica legislativa alla legge sul patrimonio.

“Questo genere di cose continuerà ad accadere fino a quando la legislazione non sarà completamente cambiata”, ha detto.

Anche se BHP potrebbe non essere responsabile della recente caduta dei massi, resta il fatto che questi siti, ricchi di minerali di ferro, vadano tutelati con leggi mirate.

Robin Chapple, parlamentare dei Verdi, sotiene che le grotte in questione si trovavano nell’Hamersley Lift, un’area di stoccaggio del minerale di ferro, vicino all’attività mineraria.

“A causa della sua stessa natura, l’area include molte grotte o rifugi rocciosi e quindi è diventata storicamente un’area vivente davvero significativa”, ha detto. “Questa particolare grotta da quello che sono stato in grado di scoprire fa parte di un gruppo a cui è stata assegnata la sezione 18, che è il permesso di distruzione da parte del ministro”.

Fonti di riferimento: BHP, Abc

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.

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