Tromba d’aria a Forte dei Marmi: gioire delle disgrazie altrui non fermerà la crisi climatica

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Karma, nemesi, destino: in molti parlano in questi termini, oggi, all’indomani dei danni causati dai nubifragi in Versilia anche su stabilimenti balneari vip. Condanniamo ogni tipo di commento becero, ma non tralasciamo il fatto che una buona fetta di quella classe politica e imprenditoriale italiana, che sinora ha voluto voltarsi dall’altra parte rispetto alla crisi climatica, oggi piange sul latte versato

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Dopo tutto il lavoro, tutto quello che facciamo, la tromba d’aria è arrivata sul Twiga”, racconta sui social la Santanchè, proprietaria dello stabilimento di Forte dei Marmi assieme a Flavio Briatore.

Silenzio. Un minuto di silenzio per contestualizzare e far sbollire gli animi.

Dal Levante alla Versilia, una serie di nubifragi, spaventose raffiche di vento e temporali hanno buttato giù di tutto, devastando gli stabilimenti balneari. Non c’è povero o ricco, qui siamo tutti sulla stessa barca.

O forse non è così? O forse quei “ricchi” cui oggi il popolo del web punta il dito con commenti a volte anche inammissibili hanno la loro colpa? La cosa certa è che, in ogni caso, dobbiamo restare umani e che – nemmeno questa volta – gioire delle disgrazie che colpiscono persone facoltose ci rende migliori o blocca la crisi climatica.

Quanto avvenuto oggi sulla costa Ligure di Levante fino a tutta la Versilia ci lascia sgomenti e purtroppo impotenti. Sentire i nostri colleghi piangere per aver visto in pochi minuti spazzare via dalla forza rabbiosa del vento la loro attività fa molto male, soprattutto a chi come me ha avuto lo stabilimento distrutto dalla forza del Mare nel 2018, lascia detto il presidente di Assobalneari Italia Federturismo Confindustria, Fabrizio Licordari.

In totale in Toscana due persone sono morte e almeno 20 sono rimaste ferite. E poi sono stati segnalati alberi caduti, allagamenti e stabilimenti balneari al lastrico in Versilia, lungo il litorale pisano e livornese.

santaché commenti

©Twitter

Cosa vuol dire questo? Che le temperature torride e il mare caldo porteranno a eventi estremi di una simile portata anche qui da noi e sempre più spesso. Che finora i negazionisti della crisi climatica non ha perso occasione per dire le loro baggianate, per dire che i cortei sul clima erano una “buffonata”, per insabbiare prove scientifiche e assecondare gli interessi lobbistici.

È questo forse il rammarico che trasuda oggi da quei commenti. Il rammarico, il dolore, la rabbia per una classe politica e imprenditoriale che – almeno ad oggi – non ha fatto assolutamente nulla se non girarsi i pollici.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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