L’Artico si è riscaldato quattro volte più velocemente rispetto al resto del globo dagli anni ’80 a oggi

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La Terra è più calda di quanto non fosse all’inizio della rivoluzione industriale. Ma il riscaldamento non è stato uniforme e alcune regioni si sono infiammate a un ritmo molto maggiore. Una di queste è l’Artico

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L’Artico si è riscaldato quasi quattro volte più velocemente rispetto al resto del mondo negli ultimi 4 decenni almeno.

A dirlo è una ricerca pubblicata da un team di ricercatori sulla rivista Geophysical Research Letters, secondo cui non solo la regione si sta riscaldando almeno quattro volte più velocemente rispetto al resto della Terra, ma negli ultimi decenni l’Artico non si è riscaldato a un ritmo costante e prevedibile.

Abbiamo visto che questi cambiamenti non sono uniformi, come si credeva finora. Si sono verificati fondamentalmente in due fasi distinte: una risalente al 1985 e l’altra intorno al 2000, afferma Petr Chylek, ricercatore della Los Alamos National Laboratory e autore principale dello studio.

In pratica, dopo quest’ultimo aumento nel 2000, l’amplificazione artica (l’aumento della temperatura, appunto) sarebbe di circa 4,5 volte più veloce – rispetto alle 2-3 di prima.

Perché accade ciò?

Il ghiaccio marino riflette la luce solare e si sta sciogliendo, un meccanismo che a sua volta consente alle parti più profonde dell’oceano di assorbire più energia. E non solo: la perdita di ghiaccio marino significa anche che non limita più la capacità delle acque marine più calde di riscaldare l’aria artica. Per cui, più ghiaccio viene perso, più calore si accumula, formando un circuito.

L’effetto albedo si traduce, in pratica, nello scioglimento del ghiaccio marino in estate e all’inizio dell’autunno – spiega Chylek. A causa dell’evaporazione e del fatto che in quel periodo la superficie di acqua raggiungibile è più ampia, si forma una quantità di vapore acqueo nell’atmosfera che forma nuvole a bassa quota. Anche se in parte rimbalzano nello spazio, una percentuale delle radiazioni solari viene assorbita, creando un effetto di isolamento termico. Le nuvole a bassa quota rimangono per tutto l’inverno, intrappolando il calore. Così, anche se in alcune zone dell’Artico il sole non si palesa neanche durante l’inverno, estati e autunni più caldi fanno sì che i mesi più freddi registrino temperature più alte.

Nello stesso momento, l’umidità dalle latitudini più basse è stata trasportata tramite le tempeste verso l’Artico, favorendo ulteriormente lo sviluppo di nuvole. Le iniezioni di acqua più calda da sud, portate a nord dalle correnti oceaniche, sciolgono ulteriormente il ghiaccio marino.
Quando si scioglie, l’acqua evapora e aumenta l’umidità atmosferica, provocando un aumento della nuvolosità in inverno. La radiazione infrarossa che proviene da queste nuvole, raggiunge la superficie – continua Chylek. Questo è un circolo vizioso in grado di causare l’aumento della temperatura dell’Artico e crediamo che sia una delle ragioni dell’aumento della temperatura intorno al 2000.
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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