La crisi climatica sta portando l’era delle pandemie: i cambiamenti climatici favoriscono l’arrivo di nuovi virus patogeni per l’uomo. L’inquietante studio

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Il clima cambia, gli animali si spostano e si trovano a “convivere” con specie sconosciute: ecco come i cambiamenti climatici stanno aumentando il rischio che altri nuovi virus attacchino anche l’uomo. Uno studio inquietante dovrebbe farci riflettere e soprattutto agire per fermare questo treno infernale

L’era delle pandemie è appena iniziata e la causa è nella crisi climatica: un inquietante studio guidato dalla Georgetown University (Usa) mostra come i cambiamenti climatici stanno portando molte specie che non si sono mai incontrate a “convivere”, favorendo il diffondersi di virus che potrebbero attaccare presto anche l’uomo.

Poiché le temperature continuano ad aumentare, i ricercatori prevedono in particolare che gli animali selvatici saranno costretti a trasferire i loro habitat, probabilmente in regioni con una grande popolazione umana, aumentando drasticamente il rischio di un salto virale per gli esseri umani che potrebbe portare a prossime pandemie. Altri spillover sono purtroppo in agguato.

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Nel loro studio, gli scienziati hanno condotto la prima valutazione completa di come il cambiamento climatico ristrutturerà il viroma globale dei mammiferi. Questo concetto affianca quello di microbioma e definisce la presenza stabile di diversi virus nel nostro organismo.

Il nuovo lavoro si concentra sugli spostamenti previsti per le specie che stanno soffrendo i cambiamenti climatici e che quindi saranno presto costretti ad intraprendere “inseguendo” i loro habitat in nuove zone del Pianeta.

Questi li porteranno ad incontrare per la prima volta altri mammiferi, condividendo con loro migliaia di virus e i numeri fanno paura: infatti già nel 2019 gli scienziati stimavano la presenza di circa quarantamila virus ospitati nel corpo dei mammiferi, dei quali almeno un quarto potrebbero potrebbe infettare gli esseri umani

Gli spostamenti indotti dalla crisi climatica potrebbero indurre virus come Ebola o varianti di coronavirus ad emergere in nuove aree, rendendoli più difficili da rintracciare anche perché insidiati in nuovi tipi di animali, rendendo più facile per loro saltare attraverso una specie di “trampolino di lancio” negli esseri umani.

L’analogia più vicina è offerta dai rischi che vediamo nel commercio di animali selvatici – spiega Colin Carlson, primo autore del lavoro – Ci preoccupiamo dei mercati perché mettere insieme animali malsani in combinazioni innaturali crea opportunità per questo graduale processo di sviluppo, che abbiamo visto con la SARS, passata dai pipistrelli agli zibetti, poi dagli zibetti alle persone

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Ma non ci fermiamo anche se vediamo sotto i nostri occhi cosa accade quando forziamo la natura ad affrontare condizioni che lei non ha creato.

[…] i mercati non sono più speciali – tuona su questo Carlson – In un clima che cambia, quel tipo di processo sarà la realtà in natura praticamente ovunque

Infatti gli habitat degli animali potrebbero spostarsi in modo sproporzionato negli stessi luoghi degli insediamenti umani, creando nuovi punti caldi a rischio. E gran parte di questo processo potrebbe essere già in corso nel mondo odierno di 1,2 gradi più caldo, rendendo anche gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra inutili nel fermare questo treno infernale.

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©Georgetown University

Come se non bastasse, i ricercatori hanno anche modellato l’impatto che l’aumento delle temperature avrà sui pipistrelli, che rappresentano la maggior parte delle nuove condivisioni virali, anche dovuta alla loro capacità di volare percorrendo lunghe distanze e quindi condividendo la maggior parte dei virus.

A causa del loro ruolo centrale in questo meccanismo di diffusione virale, i maggiori impatti sono previsti nel sud-est asiatico, un hotspot globale della diversità dei pipistrelli.

Ad ogni passo  le nostre simulazioni ci hanno colto di sorpresa – spiega Carlson – Abbiamo passato anni a ricontrollare quei risultati, con dati diversi e ipotesi diverse, ma i modelli ci portano sempre a queste conclusioni. È un esempio davvero sbalorditivo di come possiamo, in realtà, prevedere il futuro se ci proviamo

Poiché i virus iniziano a saltare tra le specie ospiti a velocità senza precedenti, gli autori affermano che l’impatto sulla conservazione e sulla salute umana potrebbe essere terribilmente travolgente.

Questo meccanismo aggiunge un altro livello al modo in cui i cambiamenti climatici minacceranno la salute umana e animale – aggiunge Gregory Albery, coautore del lavoro – Non è chiaro esattamente come questi nuovi virus potrebbero influenzare le specie coinvolte, ma è probabile che molti di essi si tradurranno in nuovi rischi per la conservazione e alimenteranno l’emergere di nuovi focolai negli esseri umani

Complessivamente, lo studio suggerisce che il cambiamento climatico diventerà il più grande fattore di rischio a monte per l’emergenza di malattie, superando problemi di alto profilo come la deforestazione, il commercio di specie selvatiche e l’agricoltura industriale.

La soluzione? Si dovrebbe abbinare la sorveglianza delle malattie della fauna selvatica con studi in tempo reale sui cambiamenti ambientali.

Quando un pipistrello brasiliano dalla coda libera arriva fino agli Appalachi, dovremmo investire nel sapere quali virus si stanno attaccando – spiega in particolare Carlson – Cercare di individuare questi salti di host in tempo reale è l’unico modo in cui saremo in grado di impedire che questo processo porti a ulteriori spillover e più pandemie

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La ricerca mostra di fatto come i movimenti e le interazioni degli animali dovuti a un clima caldo potrebbero aumentare il numero di virus che saltano tra le specie.

Ma gli scienziati sono stanchi di essere Cassandra, mai ascoltati e purtroppo nemmeno mai smentiti (quando spesso è anche troppo tardi per riparare i danni).

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

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Fonti: Georgetown University / Nature

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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