Così le comunità indigene messicane hanno fatto rinascere gli alberi al posto degli allevamenti intensivi

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Dopo decenni di difficoltà e allevamenti intensivi, l’opera di 25 comunità per rinverdire le colline diventate aride è realtà: la capacità di scegliere gli alberi giusti e tanta perseveranza hanno riportato il verde dove sembrava impossibile

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L’unione fa la forza, è proprio il caso di dirlo. Siamo nelle colline meridionali del Messico di San Juan Bautista Coixtlahuaca, dove è nata la Chocho-Mixtecas Community Alliance, un raggruppamento di municipalità e comunità che hanno intrapreso un percorso di agro-forestazione per far rinascere luoghi una volta lussureggianti. Piantare gli alberi va bene ma occorre anche piantare quelli giusti.

Un’alleanza per l’ambiente

Circa 20 anni fa le colline nello Stato di Oaxaca erano spoglie e aride, il fenomeno delle spopolamento era preoccupante ma d’altronde in questi luoghi era difficile trovare l’acqua, coltivare, mantenere del bestiame, vivere.

Le comunità presenti in queste aree hanno così deciso di invertire la rotta: hanno scavato i terreni per cercare una base meno arida dove piantare nuova linfa che potesse trattenere l’acqua delle piogge.

Dopo tutti questi anni solo nella comunità agraria di San Juan Bautista Coixtlahuaca è tornata una fitta vegetazione che copre circa 2.000 ettari di terreno scosceso dove si travedono pini, querce, noci di pane e ginepri di varie dimensioni. All’interno del territorio dell’Alleanza sono stati ripristinati più di 20.000 ettari, un’area grande tre volte Manhattan, e molta di questa rinnovata foresta fiancheggia l’autostrada che collega Puebla e Oaxaca.

Allevamento intensivo di capre

La colonizzazione spagnola aveva facilitato l’allevamento intensivo e l’abitudine che si era ampiamente diffusa, nel corso del tempo, ha esaurito ogni angolo di vegetazione in questa provincia. Soprattutto il degrado dell’area è la conseguenza della diffusione dell’allevamento delle capre che hanno la capacità di strappare ogni minima traccia di vegetazione e con i loro zoccoli possono tagliare anche il terriccio: in questo modo si espone l’habitat all’erosione della pioggia e del vento senza alcuna possibilità di rinascita della vegetazione in questo contesto.

Un percorso a ostacoli

Già negli anni ’70 erano stati promossi alcuni tentativi con una campagna governativa di riforestazione guidata dall’allora commissione Papaloapan (CODELPA). Le attività non diedero i frutti sperati, erano state scelte piante inadatte alle peculiarità del territorio.

Le comunità locali hanno preso in mano la situazione: con i consigli di esperti forestali, hanno prima frantumato le pietre utili a trattenere l’umidità e poi innestato il Pino Gregg capace di crescere velocemente e bene anche in terreni aridi e climi caldi.

L’altra difficoltà riscontrata sono le resistenze di chi, da generazioni, vive di pastorizia. Nella comunità di San Cristóbal Suchixtlahuaca gli scontri sono stati talmente accesi da finire in tribunale nel 2015 e alla Corte suprema nel 2018 che si è pronunciata a favore della Comunità per la riforestazione.

Un precedente importante che spinge a trovare un punto di incontro tra le esigenze dei pastori e quella di chi sta riportando questa terra a rinascere.

Un percorso di restauro ambientale non sempre facile ma di successo tanto che il 17 giugno 2021 il Segretario per l’ambiente e le risorse naturali e la FAO hanno scelto questa come sede per celebrare la Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità.

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Fonti: Governo Messicano

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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