COP27: perché è così importante quest’anno (e perché la situazione è così preoccupante)

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Tutte le Conferenze sul clima sono importanti ma il clima sta peggiorando e siamo nel bel mezzo di una guerra che ci sta sbattendo in faccia tutto quello che non è mai stato fatto per eliminare davvero la dipendenza dai combustibili fossili. Per questo la COP27 è così importante e per questo le premesse non ci lasciano affatto tranquilli

La COP27 è particolarmente sotto i riflettori, in un bilico dove anche un mezzo passo falso può essere un disastro. Il clima è vicino ad un punto di non ritorno e siamo nel bel mezzo di una guerra che ci sta sbattendo in faccia tutto quello che non è mai stato fatto per eliminare davvero la dipendenza dai combustibili fossili.

Per quasi tre decenni, i governi mondiali si sono incontrati quasi ogni anno per scrivere insieme una risposta globale all’emergenza climatica. In base alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992, ogni Paese deve evitare pericolosi cambiamenti climatici e trovare modi per ridurre le emissioni di gas serra a livello globale in modo equo.

Una pietra miliare è stata considerata l’Accordo di Parigi del 2015 ma purtroppo i risultati sperati non sono arrivati e anche l’accordo, vista la situazione, si è rivelato debole.

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Dall’Accordo di Parigi a oggi

Nell’ambito dell’accordo di Parigi del 2015, i Paesi si erano impegnati a mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali.

Ma con quel fine i Paesi avevano anche concordato obiettivi nazionali non vincolanti per ridurre – o, nel caso dei paesi in via di sviluppo, frenare – la crescita delle emissioni di gas serra nel breve termine, nella maggior parte dei casi entro il 2030. Ma con quegli obiettivi, anche soddisfatti, porterebbero ad un aumento di 3°C o più di riscaldamento, il che sarebbe disastroso.

Il contesto 2022

Come c’era da aspettarsi, quindi, il Rapporto ‘Stato del clima globale nel 2022’ dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha mostrato come gli ultimi 8 anni siano stati i più caldi di sempre, con una temperatura media nel 2022 già di circa 1,15 gradi sopra i livelli pre-industriali.

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E non finisce qui perché tutto questo non è disgiunto dalla crisi energetica: la guerra in Ucraina ha solo scoperchiato un vaso di Pandora, ma i segnali c’erano tutti: dipendenza da combustibili fossili, inquinanti, obsoleti e in mano a pochi territori.

Svitlana Krakovska, la principale scienziata ucraina del clima definisce proprio la guerra che ha travolto il suo Paese una “guerra dei combustibili fossili”. L’esperta ha contribuito all’ultimo rapporto dell’IPCC che ha evidenziato la catastrofe umana, economica e geopolitica dei combustibili fossili: in base al documento, infatti, circa la metà della popolazione mondiale è ora estremamente vulnerabile ai disastri derivanti da queste fonti di energia, con la potenza militare russa sostenuta dalla ricchezza ottenuta grazie alle vaste riserve di petrolio e gas del Paese.

E d’altronde la Russia sta chiaramente dimostrando la possibilità di usare la dipendenza europea dal gas russo come arma di guerra.

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E purtroppo non sembra che, ad oggi, siano stati fatti dei passi avanti significativi in direzione delle rinnovabili, l’unica via per porre fine a questo disastro planetario, climatico ed energetico.

Perché le premesse della COP27 sono preoccupanti

Anche senza voler fare processi alle intenzioni, le premesse oggettivamente non lasciano tranquilli. Innanzitutto è noto come gli allevamenti intensivi siano tra i maggiori responsabili di emissioni di gas serra, ma sono assenti dall’agenda della Conferenza.

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Ma sono soprattutto i partecipanti a lasciare perplessi: non ci sarà Vladimir Putin dalla Russia, nè Xi Jinping dalla Cina e nemmeno Narendra Modi dall’India, i Paesi con i target meno ambiziosi per le emissioni nette zero (al 2060 per Russia e Cina e al 2070 per l’India) e che comunque sono tra i maggiori inquinatori del Pianeta (ma torna il Brasile).

Inoltre il Paese ospitante, l’Egitto, non lascia molto sereni, vista la sua posizione non esattamente al passo con le esigenze della comunità globale.

E la guerra in Ucraina? Nonostante abbia mostrato in modo ancora più feroce quello che non stiamo facendo e che dovremmo fare, sono in molti a pensare che possa essere considerata questa ora l’emergenza, tanto da aver fatto pensare a non pochi Paesi che tornare al carbone potesse per ora essere una soluzione. E al nostro anche di tornare alle trivelle. E il rischio che gli obiettivi dei singoli Paesi siano ancora più deboli è molto alto.

Mentre la temperatura del Pianeta sale.

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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