Chi inquina deve pagare: i Paesi vulnerabili e l’Onu chiedono una tassa per chi usa più combustibili fossili e fa più viaggi aerei

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Da un lato i Paesi poveri chiedono tasse globali per sopperire ai gravi danni loro inflitti dalla crisi climatica, dall’altro il capo delle Nazioni Unite chiede di imporre una tassa alle società di combustibili fossili

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Le nazioni povere esortano le Nazioni Unite a considerare una tassa “legata al clima e basata sulla giustizia” sui grandi consumatori di combustibili fossili e sui viaggi aerei. E António Guterres, dal canto suo, ha esortato i Paesi ricchi a tassare i profitti eccezionali delle compagnie di combustibili fossili e a utilizzare quei soldi per aiutare i Paesi danneggiati dalla crisi climatica e le persone che stanno lottando con l’aumento dei prezzi di cibo ed energia.

Così, rivolgendosi ieri ai leader mondiali all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, composta da 193 membri, il Segretario generale dell’Onu ha attaccato nel vero senso della parola le compagnie petrolifere e del gas, che quest’anno hanno visto i loro profitti esplodere di decine di miliardi di dollari.

L’industria dei combustibili fossili sta banchettando con centinaia di miliardi di dollari in sussidi e profitti imprevisti mentre i bilanci delle famiglie si riducono e il nostro pianeta brucia, ha affermato, sostenendo che il denaro dovrebbe essere dirottato ai Paesi vulnerabili che subiscono perdite causate dalla crisi climatica.

Tali fondi dovrebbero essere reindirizzati in due modi: verso i paesi che subiscono perdite e danni causati dalla crisi climatica; e verso le persone alle prese con l’aumento dei prezzi di cibo ed energia, ha detto al raduno annuale dei leader mondiali a New York.

La linea sembra quindi essere comune, tanto che alcuni dei Paesi più vulnerabili del mondo hanno preparato un documento proprio per la discussione di questa settimana all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e chiedere una tassa globale “relativa al clima e basata sulla giustizia”, come mezzo per finanziare i pagamenti per le perdite e i danni subiti dai paesi in via di sviluppo.

I fondi potrebbero essere raccolti da una tassa globale sul carbonio, dicono, una tassa sui viaggi aerei, una tassa sui carburanti per bunker pesantemente inquinanti e ad alta intensità di carbonio utilizzati dalle navi, aggiungendo tasse all’estrazione di combustibili fossili o una tassa sulle transazioni finanziarie.

Il documento di discussione rileva vantaggi e svantaggi di ciascuno di questi e le alternative di raccolta di finanziamenti dai Paesi ricchi attraverso le banche di sviluppo del mondo, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il settore privato.

Tutte le opzioni per finanziare perdite e danni sono probabilmente difficili da accettare per le nazioni ricche in un momento di impennata dei costi dei combustibili fossili, aumento dei prezzi alimentari e una crisi del costo della vita in tutto il mondo. Ma, anche se i Paesi ricchi hanno concordato al vertice sul clima delle Nazioni Unite Cop26 a Glasgow l’anno scorso che dovrebbe esserci un quadro per perdite e danni, non c’è accordo su come potrebbe essere finanziato o chi dovrebbe contribuire.

Intanto, nel mese di novembre, le nazioni si incontreranno di nuovo per nuovi colloqui alla Cop27 in Egitto: perdite e danni sui Paesi in via di sviluppo saranno ancora una volta argomento di discussione. C’è chi crede che a causa degli sconvolgimenti geopolitici dovuti all’invasione russa dell’Ucraina, i colloqui di quest’anno saranno probabilmente più conflittuali. C’è da scommetterci su chi ne pagherà ancora le conseguenze.

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Fonte: General Assembly of the United Nations / The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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