Buco dell’ozono da record, quello del 2021 uno dei più grandi e longevi mai registrati

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Il buco dell’ozono del 2021 è uno dei più grandi e “longevi” di sempre. A confermarlo sono stati gli scienziati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, che stanno monitorando il buco che si è formato anche quest’anno in Antartide. Si tratta del 13esimo più grande fra quelli finora registrati. 

Entrambi i buchi dell’ozono antartico del 2020 e del 2021 sono stati piuttosto ampi ed eccezionalmente duraturi. – spiega Vincent-Henri Peuch, direttore di Copernicus Atmosphere Monitoring Service – Questi due episodi eccezionalmente prolungati e avvenuti consecutivamente non sono un indicatore del fatto che il protocollo di Montreal non stia funzionando, in quanto, senza di esso, sarebbero stati ancora più estesi. La variabilità interannuale dovuta a condizioni meteorologiche e condizioni dinamiche può invece avere un impatto significativo sull’ampiezza del buco dell’ozono, sovrapponendosi al recupero a lungo termine. CAMS tiene anche monitorata la quantità di radiazioni UV che raggiungono la superficie terrestre, e nelle ultime settimane abbiamo osservato indici UV molto alti – superiori a 8 – in alcune zone dell’Antartide situate sotto il buco dell’ozono. I dati raccolti, unitamente alle nostre previsioni, ci permettono di monitorare la stagione dell’ozono e di confrontare il suo sviluppo con quello degli ultimi 40 anni.

Ma c’è una notizia che potremmo definire positiva. Secondo gli esperti, il buco dell’ozono antartico del 2021 si chiuderà presto. La sua chiusura avverrà con alcuni giorni di anticipo rispetto al buco dell’ozono del 2020, che fu il più prolungato dal 1979.

Come avviene la formazione del buco dell’ozono 

Quello che chiamiamo comunemente come “buco nell’ozono” è in realtà l’assottigliamento dello strato protettivo di ozono nella stratosfera (la parte più alta dell’atmosfera terrestre), che si crea sopra il continente antartico ogni anno. Tale strato è fondamentale in quanto ci proteggono dalle radiazioni ultraviolette emanate dal Sole.

Le sostanze contenenti cloro e bromo si accumulano all’interno del vortice polare dove rimangono chimicamente inattive nell’oscurità. – chiariscono gli scienziati del Programma europeo di osservazione della Terra Copernicus – Le temperature che si registrano nel vortice possono scendere al di sotto dei -78 gradi Celsius ed è possibile la formazione di cristalli di ghiaccio nelle nuvole stratosferiche polari, che giocano un ruolo importante nelle reazioni chimiche. Quando il sole sorge sopra il polo, l’energia solare rilascia atomi di cloro e bromo chimicamente attivi nel vortice che distruggono rapidamente le molecole di ozono, causando la formazione del buco.

I ricercatori del NOAA e della NASA osservano e misurano annualmente le dimensioni del buco attraverso le immagini scattate dai satelliti, ma i dati da record degli ultimi due anni non sono stati affatto rincuoranti per il Pianeta e i suoi abitanti. E ci ricordano quanto sia importante ridurre notevolmente l’uso di sostanze inquinanti.

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Fonte: Copernicus

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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