La carne a base vegetale è il miglior investimento climatico, 11 volte più efficace delle auto a emissioni zero

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Per salvare il Pianeta dall'inquinamento dovremmo smetterla di finanziare l'industria della carne, fra le maggiori responsabili dell'emissione di gas serra, e investire di più nelle alternative vegetali sostenibili: lo studio

La produzione di carne ha un impatto ambientale spaventosamente pesante, che il nostro Pianeta non sta riuscendo più a sostenere. È stato calcolato che nell’Unione europea le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali di tutto il continente, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme.

Ma cosa si può fare per invertire la rotta e combattere concretamente l’inquinamento? Una soluzione potrebbe essere investire maggiormente nei burger di verdure e legumi e nelle altre alternative vegetali alla carne, come confermato da un recente report realizzato dalla società americana di consulenza strategia Boston Consulting Group (BCG). Dallo studio è emerso che gli investimenti in questo settore sono sorprendenti in termini di riduzione delle emissioni inquinanti e sarebb addirittura un investimento climatico 11 volte più efficace delle auto a emissioni zero.

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Meno carne e più alternative vegetali per combattere l’inquinamento

Secondo quanto si legge nel report, gli investimenti nel settore dei prodotti vegetali come la cosiddetta plant-based meat, sono passati da 1 miliardo di dollari nel 2019 a 5 miliardi di dollari nel 2021. Tali alternative più sostenibili sostituiscono il 2% della carne, delle uova e dei latticini venduti, e dovrebbero arrivare all’11% nel 2035 in base alle attuali tendenze di crescita.

L’industria della carne, il più grande emettitore di gas a effetto serra del settore alimentare, è responsabile del 15% delle emissioni globali. Se rimaniamo sulla buona strada raggiungendo la quota dell’11% per le proteine ​​alternative entro il 2035, vedremo una riduzione di 0,85 gigatonnellate di CO2 in tutto il mondo entro il 2030, pari quasi alla totalità (esattamente il 95%) di quella emessa dal settore dell’aviazione.

Rispetto ad altre soluzioni, come volare meno o riadattare il patrimonio immobiliare esistente, i compromessi economici e individuali dei consumatori coinvolti nel passaggio a proteine ​​​​alternative sono relativamente piccoli. La nostra indagine mostra che i consumatori ne sono consapevoli: oltre il 30% dei consumatori ritiene che avere un forte impatto positivo sul clima sia una ragione fondamentale per passare al consumo di proteine ​​alternative alla carne.

alternative vegetali carne

@BCG

Oltre a contribuire significativamente all’inquinamento, la produzione di carne e latticini è causa dello sfruttamento di circa l’80% dei terreni agricoli. Tagliare drasticamente il consumo di questi prodotti a vantaggio di quelli vegetali portarebbe quindi anche a proteggere i suoli: ettari ed ettari di foreste verrebbero risparmiati. E naturalmente così verrebbero salvati milioni di animali dalla macellazione.

Secondo uno studio pubblicato all’inizio dell’anno le “carni” a base vegetale nei fast food degli Usa hanno salvato più di 600mila animali, tra mucche, polli e maiali nel corso del 2021. 

Tuttavia, sono ancora poche le aziende che scelgono di investire nel settore di questi alimenti più sostenibili

“Ci sono stati molti investimenti nei veicoli elettrici, turbine eoliche e pannelli solari, il che è ottimo e utile per ridurre le emissioni, ma non abbiamo ancora visto investimenti comparabili nelle protenine vegetali, anche se stanno aumentando rapidamente” sottolinea il Boston Consulting Group.

La produzione di carne e latticini sta diventando sempre più insostenibile per la nostra Terra: è arrivato il momento di agire per cambiare direzione. A chiederlo a gran voce è l’organizzazione End The Slaughter Age, che qualche mese fa ha lanciato una nuova Iniziativa dei Cittadini Europei, che ha come obiettivo la promozione dell’agricoltura cellulare e delle proteine vegetali al posto della carne.

L’iniziativa invita la Commissione a escludere l’allevamento dalle attività ammissibili ai sussidi agricoli, includendo invece alternative etiche ed ecologiche, fra cui l’agricoltura cellulare e le proteine vegetali. Le chiede inoltre di introdurre incentivi per la  vendita di questi prodotti. Smettere di finanziare gli allevamenti, sostenendo la produzione di alternative più sostenibili, sarebbe un primo passo molto importante per combattere la crisi climatica.

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Fonte: BCG

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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