Carlo sarà il nuovo Re della lotta al cambiamento climatico o del greenwashing?

Come Principe del Galles, Carlo ha trascorso decenni interi a fare campagne e a convocare riunioni per guidare un’azione sulle questioni ambientali. Ma ora che è Re glielo lasceranno fare?

Adesso che è Re, Carlo dovrà probabilmente rispettare un codice differente, in primis rimanere politicamente neutrale. Per questo, dicono alcuni, Carlo III dimenticherà la sua indole di “difensore del pianeta”. Noi speriamo di no!

Come è emerso in questi giorni, infatti, pare che Carlo – nel corso della sua lunga attesa di ascesa al trono – abbia sempre avuto una spiccata sensibilità ambientalista. Gli interessi di King Charles avrebbero infatti spaziato nel corso degli anni dalle foreste tropicali alle profondità oceaniche, dalle pratiche agricole sostenibili alla sicurezza dell’acqua. Interessi che sono iniziati molto prima che diventassero mainstream.

 

A pochi mesi dalla sua investitura a Principe di Galles nel 1969, per esempio, l’allora ventenne principe Carlo scrisse al primo ministro Harold Wilson preoccupato per il declino del salmone nei fiumi scozzesi. “Le persone sono notoriamente miopi quando si tratta di questioni relative alla fauna selvatica“, si lamentò allora.

Quel che è vero, insomma, è che Carlo si sia concentrato sempre più sulla lotta al riscaldamento globale, che considera una delle più grandi sfide che l’umanità abbia mai affrontato. È stato una presenza importante, per esempio, al vertice globale sul clima della COP26 a Glasgow lo scorso anno, esortando i leader mondiali a lavorare insieme per salvare il Pianeta.

L’attivista Tony Juniper valuta dalle pagine della BBC il nuovo Re come “forse la figura ambientale più significativa di tutti i tempi”. Presidente di Natural England e consigliere a lungo termine di Charles, Juniper ha parlato della “incredibile profondità” delle sue conoscenze e dell’impatto “assolutamente enorme” che ha avuto.

La domanda allora è se, come Re, Carlo sarà così schietto su questa o su qualsiasi altra questione ecologicamente importante.

Quello che ci auguriamo è che la sua passione per le questioni ambientali non svanisca improvvisamente. Gran parte del suo lavoro ha avuto luogo lontano dal bagliore della corte reale e ora, probabilmente, non lo sentiremo esprimere un’opinione sul fracking“, ma magari solo esortare a fare di meglio sulla necessità di intraprendere azioni più urgenti sul clima.

Il nocciolo è: Carlo III, dalla sua, dovrà far passare il fatto che si tratti di una questione universale, non semplice ideologia. Mantenendo però al tempo stesso gli equilibri proprio di quel sistema politico, economico e sociale che è alla base delle cause della crisi climatica e di cui egli stesso è parte e testimone numero uno…

Una missione che sembra impossibile e che rischia di trasformarsi in una rovinosa operazione di greenwashing.

Quel che è certo è che anche la più piccola delle sue mosse avrà conseguenze potenzialmente immense, mentre si prepara a governare sui 2,4 miliardi di sudditi del Commonwealth.

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