Giudici di 13 Stati riescono a bloccare la legge di Biden contro le estrazioni di petrolio e gas favorendo le lobby di fonti fossili

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Un giudice federale ha emanato un’ingiunzione nazionale sull’ordine di Biden di fermare le operazioni di estrazione di petrolio e gas

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Lo scorso lunedì, un giudice federale ha emanato un’ingiunzione nazionale sull’ordine del Presidente Biden di fermare le operazioni di estrazione di petrolio e gas da tutti i territori federali

Le lobby dei combustibili fossili vincono ancora negli Stati Uniti. L’impegno del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden per contrastare la crisi climatica ha trovato un nuovo ostacolo: la legge da lui promossa, che vietava di fatto l’estrazione di gas e petrolio da tutti i territori federali, è stata bloccata da un’ingiunzione promossa dal giudice della Louisiana Jeff Landry, insieme con i rappresentanti di altri dodici stati (Alabama, Alaska, Arkansas, Georgia, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Oklahoma, Texas, Utah, e Virginia occidentale).

È una vittoria, non solo per la legge, ma anche per migliaia di lavoratori che producono energia a buon mercato per gli americani – ha detto Landry. – L’ordine esecutivo del Presidente abbandona i lavoratori della classe media, paralizza la nostra economia, e ferisce la quotidianità degli americani dove fa più male: al portafogli.

Come si legge nell’ingiunzione sottoscritta dai rappresentanti dei 13 stati, lo stato della Louisiana è ricchissimo di giacimenti di petrolio e gas, ed è il secondo stato per la produzione di petrolio (con una media di 1,6 milioni di barili al giorno), mentre gli stati del Texas e del Nord Dakota sono al terzo posto. I proventi dell’estrazione e della vendita di carburante vengono utilizzati, fra le altre cose, per le operazioni di salvaguardia delle coste e per la protezione dagli uragani: insomma, petrolio e gas sono una parte fondamentale dell’economia di questi stati, che non può essere messa da parte.

Per decreto esecutivo, Joe Biden e la sua amministrazione hanno alzato il prezzo dell’energia, danneggiando le famiglie americane – continua ancora Landry. – Gli ordini del presidente danneggiano la nostra economia in un momento già delicato, e consegnano la nostra sicurezza energetica nelle mani di Paesi stranieri, molti dei quali invidiano la grandezza dell’America. Per decenni il Congresso ha sostenuto lo sviluppo responsabile delle nostre fonti energetiche come mezzo per raggiungere l’indipendenza energetica dagli altri paesi: ha progressivamente abbandonato la dipendenza dai combustibili esteri – ecco perché la corte dovrebbe rifiutare il decreto di Biden.

Ricordiamo che, sotto la precedente presidenza Trump, gli Stati Uniti avevano raggiunto l’indipendenza energetica per la prima volta dal 1957, riuscendo a non dipendere più dalle fonti energetiche straniere. Secondo gli oppositori, con la legge di Biden la nazione farà un passo indietro che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’economia nazionale: ancora una volta, gli interessi economici si antepongono a quelli relativi alla salvaguardia dell’ambiente e al contrasto alla crisi climatica

Biden ha lanciato questo decreto che arresta lo sviluppo dell’industria dei combustibili fossili per salvare il Pianeta dalla crisi climatica: dall’inizio della sua presidenza, non ha fermato solo la produzione di petrolio e gas sui territori nazionali ma ha anche bloccato, lo scorso giugno, la realizzazione del massiccio impianto oleodotto Keystone X, che avrebbe dovuto collegare Canada e Stati Uniti.

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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