Ti sveliamo perché stiamo mettendo nei nostri piatti la deforestazione del Chaco argentino

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Sapevate che dalla foresta del Gran Chaco, in Argentina, provengono tre quarti dell’importazione italiana di farina di soia che, per il suo alto valore proteico, rappresenta fino al 25% nella composizione dei mangimi? Un legame che non tutti conoscono e che comporta una sola cosa: la deforestazione

Libera Terra

A ben vedere ancora non ce ne siamo resi conto, ma noi consumatori italiani stiamo contribuendo alla distruzione di uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità dell’Argentina, la foresta del Gran Chaco. Il motivo? La nostra industria lattiero-casearia e della carne compra un alimento che arriva da aree già del tutto devastate per produrre un seme oleoso usato per l’alimentazione delle vacche da latte e per ingrassare polli, maiali e mucche: la soia transgenica.

In questo modo, l’industria agroalimentare italiana contribuisce alla deforestazione con la “complicità” dell’Unione Europea. A denunciarlo è la nuova ricerca “Soia – La via dell’ecocidio”, che riporta ancora una volta l’attenzione sulla produzione insostenibile dei mangimi per gli allevamenti europei da cui derivano i prodotti acquistati quotidianamente dai consumatori.

Lo studio, realizzato da una cordata di ONG (Periodistas por el Planeta, Madre Brava, Somos Monte e Fair Watch), lancia soprattutto l’allarme sulla distruzione della foresta del Gran Chaco in Argentina. Da tale paese provengono tre quarti della importazione italiana di farina di soia che, per il suo alto valore proteico, rappresenta fino al 25% nella composizione dei mangimi.

Il rapporto

La soia risulta essere la principale causa di deforestazione associata ai consumi europei. Quella che viene utilizzata per nutrire polli, maiali e mucche europei (ma la farina di soia è impiegata lungo tutta la filiera alimentare italiana) ha causato più deforestazione di qualsiasi altro prodotto importato nell’UE tra il 2005 e il 2017, anche più dell’olio di palma.

soia

Non è possibile collegare un solo prodotto alla deforestazione nel Gran Chaco – si legge nel report. Ecco perché sono necessarie leggi forti per garantire una catena di approvvigionamento priva di prodotti provenienti da zone di deforestazione. Accanto a queste leggi, che l’Unione europea sta valutando, occorre una ferma e decisa opposizione agli accordi commerciali come quello tra UE e Mercosur, che rischia di vanificare ogni sforzo per ottenere filiere internazionali più trasparenti e rispettose dei diritti umani.

Ne parlammo qui: Mercosur, l’accordo che danneggia Amazzonia e indigeni, sta per essere ratificato

Se il trattato UE-Mercosur venisse ratificata, andrebbe ad aumentare la pressione sugli ecosistemi più importanti dell’America Latina e del mondo, come l’Amazzonia e il Gran Chaco, perché faciliterebbe l’esportazione di soia e carne bovina dal blocco sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay verso l’Europa.

Nel caso dell’Argentina, il trattato prevede che saltino le tariffe applicate all’export di soia, incoraggiando i commercianti di mangimi ad aumentare il flusso di scambi con il vecchio continente a spese delle foreste come il Chaco.

Quanto all’Italia, noi siamo il sesto acquirente di farina di soia dall’Argentina, uno dei tre più importanti in Europa, insieme a Spagna e Regno Unito. La soia prodotta nel nord argentino viene miscelata quella prodotta nella regione della Pampa. Il mix è destinato alla penisola italiana, quindi tutta la farina viene contaminata con la soia frutto della deforestazione.

QUI trovi il rapporto completo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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