Siamo qui bloccati a marcire nei nostri stessi pesticidi: il report shock sulla dipendenza dell’agricoltura europea

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I pesticidi hanno completamente catturato il sistema agricolo dell’Unione europea. Il nuovo rapporto di Foodwatch “Locked-in Pesticides” propone misure politiche concrete per un’agricoltura finalmente sostenibile

Libera Terra

Locked-in Pesticides, bloccati a marcire nei nostri stessi pesticidi. È questo il quadro delineato da foodwatch International che nel nuovo rapporto 2022 parla chiaro: il sistema agricolo europeo dipende dall’uso di pesticidi in una misura che può essere tranquillamente definita “lock-in”.

Un termine preso a prestito dal disturbo neurologico della “sindrome locked-in”, che descrive una paralisi del corpo: sebbene il paziente sia cosciente e la sua funzione cognitiva di solito non sia influenzata, non ha alcun controllo sui propri movimenti.

E l’analogia con l’agricoltura “moderna” è tanto sorprendente quanto inquietante: la maggior parte dei prodotti agricoli viene venduta a una manciata di aziende e i grandi rivenditori ne determinano il prezzo, le varietà e la qualità. Molti agricoltori non conoscono nemmeno il prezzo finale dei loro prodotti, sono “bloccati” e possono realizzare un profitto solo riducendo i costi per unità prodotta o producendo più unità agli stessi costi.

Questa strategia è perseguita dalla maggior parte degli agricoltori, portando a una corsa permanente al ribasso, insieme agli effetti esterni negativi associati: esodo rurale (migrazione ed eliminazione delle infrastrutture legate soprattutto alla lavorazione), distruzione ambientale, sovrapproduzione e ingenti sussidi.

Nemmeno a dirlo: i pesticidi sono al centro di questa strategia. Inizialmente, sembravano essere uno strumento utile per controllare parassiti e malattie, ma subito dopo sono diventati la tecnologia chiave per la generazione e il mantenimento di sistemi di produzione agricola molto semplificati e quindi – sotto tutti gli aspetti – fragili.

Questa fragilità, a sua volta, crea una dipendenza dai pesticidi, che ha portato a un “lock-in”, appunto, in cui nessuna via di fuga sembra possibile. Un circolo vizioso a tutti gli effetti.

foodwatch International

©foodwatch International

Il percorso che ha portato alla dipendenza dai pesticidi

Tre principali fattori socioeconomici possono essere identificati come cruciali affinché l’agricoltura inizi a sviluppare la dipendenza dall’uso dei pesticidi: il commercio internazionale, l’accaparramento di terre e l’esodo rurale (migrazione). Questi tre fattori sono strettamente correlati e, nel tempo, hanno reso inevitabile l’uso su larga scala di pesticidi.

La disponibilità di alcuni pesticidi (o tipi di utilizzo) ha anche rappresentato un “vantaggio della prima mossa”, consentendo agli agricoltori di coltivare i loro raccolti in modo più conveniente o di produrre raccolti visivamente più piacevoli, costringendo tutti gli agricoltori concorrenti a seguirne l’esempio. Gli erbicidi e i regolatori di crescita delle piante (PGR) sono due esempi: una volta introdotti, la loro adozione su larga scala era inevitabile.

Ma la rapida accettazione di erbicidi e PGR è stata anche una reazione alla sovrapproduzione globale negli anni ‘60. I bassi prezzi alla produzione hanno costretto gli agricoltori a ridurre i costi del lavoro, il che ha portato all’uso di erbicidi, mentre l’uso di PGR ha consentito un maggiore utilizzo di azoto e quindi una maggiore produzione per ettaro consentito. Poiché la valutazione del rischio prima dell’autorizzazione non esisteva, le dipendenze da pesticidi sono state create senza consapevolezza o discussione.

Nell’Unione Europea, nel complesso, negli ultimi decenni non è stata osservata alcuna riduzione dell’uso di pesticidi. Anzi: l’uso di erbicidi è aumentato dagli anni ’90 ed è molto probabile che sia aumentata anche l’intensità dell’uso di pesticidi (il numero di dosi per area), poiché vengono utilizzati più pesticidi a basse dosi, mentre le quantità totali vendute sono rimaste stabili o sono aumentate.

pesticidi

©foodwatch International

Francia, Germania e Paesi Bassi sono i maggiori utilizzatori di pesticidi nell’Unione Europea. Questi Paesi utilizzano vari parametri per valutare l’uso di pesticidi. In Francia il piano Ecophyto per ridurre del 50% l’uso di pesticidi tra il 2008 e il 2018 è fallito nonostante la ricerca delle istituzioni governative (es. INRAE) e l’esistenza di alternative. In Germania e nei Paesi Bassi l’uso di pesticidi non è diminuito né per quantità né per tossicità ed è aumentata l’intensità (numero di ettari trattati).

Nel frattempo, i parassiti sono diventati rapidamente resistenti e sia la resistenza che la ripresa degli stessi parassiti stanno portando a un maggiore uso di pesticidi (dipendenza auto-rafforzata).

I residui negli alimenti iniziarono a preoccupare i consumatori già intorno al 1900 e i primi gravi effetti negativi sulla salute furono osservati negli anni ’20, quando i viticoltori tedeschi si ammalarono gravemente a seguito delle pesanti applicazioni di arseniato di calcio per combattere la tignola. Oggi si possono ancora osservare gli stessi o simili effetti negativi dell’uso di pesticidi. Inoltre, i pesticidi (per lo più erbicidi) nelle acque sotterranee stanno causando notevoli danni economici.

Il vero prezzo dell’uso dei pesticidi insomma? Altissimo.

Perché F2F non basta per superare il problema

Il fatto è che sin dall’inizio del loro utilizzo, sono stati osservati gli effetti collaterali negativi dei pesticidi. Con Farm to Fork (F2F) la Commissione Europea ha fissato per la prima volta un obiettivo concreto di riduzione dei pesticidi del 50%. Gli obiettivi di riduzione sono un passo avanti, ma non affronteranno il problema fondamentale degli agricoltori europei vincolati all’uso dei pesticidi.

Gli obiettivi, senza adeguate misure politiche, sono pseudo-politici a spese di tutti noi e delle generazioni future.

Siamo in una crisi climatica e di biodiversità. Affrontare la dipendenza dell’Europa dai pesticidi ci aiuterà ad affrontare contemporaneamente diverse questioni agricole che avranno un effetto complessivamente positivo. Non ci sono barriere tecniche, ma solo ignoranza politica. La domanda in gioco è: siamo favorevoli o contrari alla futura sicurezza alimentare nell’UE?, dice Lars Neumeister, esperto indipendente di pesticidi e autore del rapporto di foodwatch.

Come porre fine all’uso dei pesticidi

Quello di cui avremmo bisogno sono misure politiche non solo obiettivi. Il rapporto Foodwatch elenca le misure che devono essere adottate: misure che avranno un impatto reale sulla liberazione dell’Europa da questo lock-in di pesticidi.

È gestibile. È realistico. Dipende solo dalle giuste decisioni politiche. Gli strumenti sono disponibili ed è ora di iniziare, si legge nel rapporto.

  • il passo più urgente è l’ introduzione in tutta l’UE di una tassa sui pesticidi . Ciò aiuterebbe a ridurre efficacemente i pesticidi tassando le sostanze nocive più pesantemente di quelle sicure
  • inoltre, è necessaria una riforma dell’attuale pratica di autorizzazione dei pesticidi. L’attuale pratica di autorizzazione è troppo debole e consente quasi tutte le domande richieste. Tutte le autorizzazioni per i pesticidi dovrebbero pertanto essere riesaminate per la loro assoluta necessità
  • i sussidi agricoli dell’UE dovrebbero essere pagati per fermare l’uso di pesticidi . Ciò renderebbe economicamente vantaggioso per gli agricoltori sfuggire alla trappola dei pesticidi

QUI trovi il rapporto completo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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