La proposta di legge sui nuovi Ogm è una svolta devastante per l’Italia: l’allarme dei contadini

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Una nuova proposta di legge presentata dai deputati del M5S vuole sdoganare i nuovi Ogm in Italia, ma gli agricoltori non ci stanno

La notizia è passata un po’ in sordina, ma cinque deputati del Movimento 5 Stelle, membri della Commissione Agricoltura della Camera, stanno per avanzare una proposta di legge che riguarda il rilascio in ambiente dei nuovi OGM. Ma l’Ong Crocevia e l’Associazione Rurale Italiana mettono in guardia, chiedendone l’immediato ritiro perché si tratterebbe di “una svolta devastante per un Paese che ha fatto del cibo la sua bandiera, oltre che un tradimento del principio di precauzione a di una politica basata sulla sicurezza alimentare e i diritti dei contadini.”

Ma cosa prevede la proposta di legge in questione? Con una modifica del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224, si propone di accelerare le procedure per l’emissione in pieno campo di varietà vegetali ottenute in laboratorio con tecniche di genome editing e cisgenesi. Un fatto mai avvenuto finora in Italia per via della ferma opposizione dei consumatori, degli agricoltori e delle organizzazioni ambientaliste.

Siamo stupefatti da questa mossa del Movimento 5 Stelle, che rischia di esporre l’agricoltura di piccola scala alla contaminazione da OGM e alla biopirateria – dichiara Fabrizio Garbarino, coordinatore nazionale dell’Associazione Rurale Italiana – Chiediamo ai parlamentari di buon senso di ritirare la firma da questa proposta di legge, e alle altre forze politiche di respingerla con forza.

Leggi anche: Nuovi OGM: l’Ue vuole deregolamentarli nonostante i rischi evidenziati da ambientalisti, contadini e consumatori

Perché c’è chi vuole sdoganare i nuovi OGM in Italia 

L’editing del genoma rientra nelle cosiddette “biotecnologie di seconda generazione”,  anche se si studiano ormai da circa 15 anni. I suoi promotori le ritengono più precise e sicure nella loro capacità di modificare il DNA e chiedono che vengano esentate a livello europeo dagli obblighi della direttiva sugli OGM. Questi nuovi prodotti biotecnologici vengono spacciati come non OGM solo perché ingegnerizzano organismi della stessa specie, invece di incrociare specie diverse.

Le varietà ottenute con queste cosiddette New Genomic Techniques (denominate NGT, NBT o TEA), che il Movimento 5 Stelle cerca di sdoganare, nell’introduzione alla proposta di legge vengono addirittura equiparate a piante mutate naturalmente. – spiegano Crocevia e l’Associazione Rurale Italiana – Un falso scientifico che ha fini meramente politici ed economici, curiosamente sovrapponibili a quelli grandi gruppi multinazionali e di parte dell’accademia, interessati a ottenere il via libera per la coltivazione di questi nuovi OGM per sfruttarne i diritti di proprietà intellettuale. Non è un caso che la maggior parte degli argomenti che i deputati pentastellati portano a sostegno della necessità di deregolamentare i nuovi OGM si ritrovino nella comunicazione diffusa dall’International Seed Federation (ISF): la campagna di comunicazione “Building on Success”, portata avanti negli ultimi cinque anni dall’industria sementiera, batte infatti su alcuni punti chiave, uno su tutti il tentativo di equiparare manipolazione di laboratorio e mutazioni spontanee che avvengono in natura.

L’altro argomento portato avanti dai promotori dei nuovi OGM è che tali biotecnologie  contribuiranno a creare piante capaci di adattarsi al cambiamento climatico. Tuttavia, si tratta di affermazioni che vanno dimostrate. L’editing del genoma, ad esempio, può generare molteplici cambiamenti del DNA con un unico intervento. Sono diversi gli effetti collaterali legati a queste biotecnologie. Mutazioni fuori target, cancellazioni, riarrangiamenti e inserzioni non desiderate di DNA non sono l’eccezione, ma la regola del genome editing.

Il fatto, denunciato da più parti, è che gli effetti fuori bersaglio non vengono studiati né cercati con rigore scientifico per la fretta di brevettare i prodotti o i processi di creazione di questi nuovi OGM. 

“Non valutare questi rischi ambientali, sanitari ed economici prima della commercializzazione significherebbe utilizzare i
contadini e i consumatori come cavie di queste manipolazioni della vita e dimostrerebbe un disprezzo del principio di precauzione sancito dai trattati europei” fa notare Stefano Mori, coordinatore della ONG Crocevia. 

Nonostante la pressione per deregolamentare il genome editing da parte di diversi governi europei, del mondo dell’agroindustria e delle ditte sementiere, nel 2018 la Corte di Giustizia Europea ha sentenziato che anche ai prodotti di queste “nuove” biotecnologie si deve applicare la Direttiva 2001/18 sugli OGM. Si tratta di una sentenza storica, che equipara le tecniche genomiche NGT agli OGM, e che costringe i prodotti delle “nuove” biotecnologie alla tracciabilità e all’etichettatura e a una rigorosa valutazione del rischio.

E adesso il nostro Paese – senza una ferma opposizione da parte degli agricoltori e dei cittadini – rischia di perdere lo status di paese libero da OGM. 

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Fonti: Associazione Rurale Italiana/Crocevia

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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