Pesticidi, i produttori italiani di mele si scagliano contro la Farm to Fork: “30% di raccolto in meno”

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La Farm to Fork mette in allarme Assomela e la Federazione Trentina della Cooperazione, che temono un crollo della produzione di mele

Gli obiettivi della Farm to Fork europea mettono in allarme Assomela e la Federazione Trentina della Cooperazione, che temono un crollo della produzione di mele in Italia 

La strategia Farm to Fork (Dal campo alla tavola), che è al centro del Green Deal europeo, nasce con l’obiettivo di rendere i sistemi alimentari più equi, sani e rispettosi dell’ambiente. Il testo, approvato a larga maggioranza lo scorso autunno, prevede numerosi obiettivi ambiziosi, tra cui la riduzione dell’uso di pesticidi e del consumo di carne, il potenziamento dell’agricoltura biologica e più cautela sull’apertura ai nuovi OGM.

Si tratta di un piano importante per proteggere la biodiversità e la salute dei cittadini europei, ma per i produttori di mele del nostro Paese la Farm to Fork darebbe il colpo di grazia alla produzione.

L’allarme dei produttori di mele

A lanciare l’allarme sono Assomela (Consorzio delle Organizzazioni di Produttori di mele italiani) e la Federazione Trentina della Cooperazione, che mettono in guardia su un calo del raccolto pari al 30% nel nostro Paese. Nel comunicato congiunto, appena pubblicato fanno riferimento a una ricerca condotta dall’Università di Wageningen dei Paesi Bassi

Lo studio analizza sei obiettivi della strategia Farm to Fork (F2F) e della strategia per la biodiversità (BD), sviluppando quattro scenari per i quali sono stati valutati gli impatti: (1) riduzione del 50% dell’uso e del rischio di fitofarmaci e del 50% dell’uso di fitofarmaci rischiosi, (2) riduzione dell’uso di fertilizzanti (-20%) e di nutrienti (-50%), (3) aumento dell’area coltivata con metodo biologico (+25%) e (4) una combinazione degli scenari 1 e 2 estesa con l’obiettivo aggiunto di avere più terreni con caratteristiche di alta biodiversità – spiegano le due associazioni. – La valutazione d’impatto è stata eseguita a livello di azienda agricola, coprendo dieci colture e sette paesi dell’UE. I risultati degli studi sono stati usati per esplorare le conseguenze nel caso di raggiungimento degli obiettivi sul volume di produzione delle colture nell’UE, i prezzi di mercato, il commercio internazionale e l’uso indiretto della terra. Tra le colture analizzate, si trovano prodotti ortofrutticoli importanti per il nostro paese, come mele, agrumi, pomodori e olive.

Dallo studio in questione emerge che la produzione europea verrebbe penalizzata in particolare dal raggiungimento degli obiettivi delle strategie F2F e BD. Per quanto riguarda il nostro Paese,  le perdite del raccolto sfiorerebbero la quota 30% della produzione, mentre per la Polonia le perdite arriverebbero al 50%.

Secondo lo studio, l’effetto combinato del primo e secondo scenario con l’abbandono del 10% della superficie per favorire la biodiversità, avrebbero un impatto significativo sulla produzione, con perdite previste superiori al 20% e prezzi in riduzione del 15% per le mele italiane. Inoltre, l’espansione dell’area biologica al 25% del totale potrebbe per i melicoltori italiani risultare in un calo di produzione generalizzato. Per quanto riguarda il commercio internazionale lo studio prevede un calo nelle esportazioni dell’UE, che passerebbe da circa 1.300.000 tons a 450.000 tons., a fronte di importazioni in EU in aumento, con effetti gravi per l’Italia, che nel 2021 ha esportato circa 370.000 ton. di mele verso paesi terzi – aggiungono la Federazione Trentina della Cooperazione e Assomela – Lo studio conclude con una raccomandazione sull’importanza dell’innovazione nell’area dei fitofarmaci e fertilizzanti, nonché sulla necessità di sviluppare nuove tecniche di coltivazione, per favorire il progresso nei campi dell’agricoltura di precisione, dell’innovazione digitale e dei mezzi tecnici che potrebbero rafforzare il settore agricolo in vista delle criticità emergenti.

Secondo i produttori di mele, gli obiettivi del Green Deal dovrebbero essere accompagnati da studi per individuarne le criticità.

Cosa prevede la strategia Farm to Fork e perché è fondamentale

Come anticipato, la strategia Farm to Fork punta ad accelerare la transizione verso un sistema alimentare sostenibile. Questi sono gli obiettivi che si prefigge di raggiungere:

  • avere un impatto ambientale neutro o positivo
  • contribuire a mitigare il cambiamento climatico e adattarsi ai suoi impatti
  • invertire la perdita di biodiversità
  • garantire la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica, assicurandosi che tutti abbiano accesso a cibo sufficiente, sicuro, nutriente e sostenibile
  • preservare l’accessibilità dei prodotti alimentari, generando al contempo ritorni economici più equi, promuovendo la competitività del settore dell’approvvigionamento dell’Ue e promuovendo il commercio equo

Tra i punti che spaventano maggiormente le lobby e i coltivatori (compresi quelli italiani) c’è quello relativo al dimezzamento dell’uso di pesticidi e una drastica riduzione anche dei fertilizzanti e al raggiungimento di almeno il 25% dei terreni agricoli europei coltivati in maniera biologica.

Ma continuare ad avvelenare salute e ambiente non è più ammissibile. Anche col rischio di diminuire la produzione.

Fonte: Assomela 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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