Glifosato, ecco perché molto probabilmente NON verrà vietato in Europa il prossimo anno (come molti speravano)

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L’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, attua le norme sulla classificazione e l’etichettatura di sostanze e miscele. Regola il modo in cui le sostanze sono valutate ed etichettate, in base alle proprietà più o meno pericolose che possono avere, ad esempio veleni, sostanze infiammabili, sostanze corrosive. E sì, sul glifosato ancora respinge l’ipotesi che esso possa essere cancerogeno per l’uomo e firma un pericolosissimo precedente. Allontanando sempre di più l'ipotesi di una messa al bando, attesa per luglio 2023 da coloro che speravano in un mancato rinnovo delle autorizzazioni

Il comitato per la valutazione dei rischi (RAC) dell’ECHA accetta di mantenere l’attuale classificazione del glifosato come causa di gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici. Sulla base di un’ampia revisione delle prove scientifiche, il comitato conclude ancora una volta che la classificazione del glifosato come cancerogeno non è giustificata.

Ecco che arriva esattamente così dall’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, la conclusione, all’interno del processo di revisione dell’erbicida la cui licenza scade a dicembre prossimo, che è necessario mantenere le attuali classificazioni per la sostanza. Nessuna modifica (le conclusioni sono le stesse a cui l’Echa era arrivata nel 2017), il che significa che il comitato ha riscontrato che le prove scientifiche disponibili non soddisfano i criteri per classificare il glifosato per tossicità specifica per organi bersaglio o come sostanza cancerogena, mutagena o tossica per la riproduzione.

Una questione che tutto sommato ci aspettavamo, dato che solo pochi giorni fa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la stessa ECHA avevano deciso di rivedere le tempistiche che riguardano la valutazione del glifosato: la conclusione appena pubblicata lascia di fatto intravedere una nuova autorizzazione da parte dell’Unione europea, allontanando di fatto l’ipotesi di una messa al bando che era attesa per luglio 2023.

Intanto, la Commissione europea analizzerà infatti le conclusioni dell’EFSA e il rapporto di valutazione del rinnovo preparato da Svezia, Francia, Ungheria e Paesi Bassi e presenterà agli Stati membri una relazione sul rinnovo e un progetto di regolamento sulla possibilità di rinnovare o meno l’approvazione del glifosato.

Quella dell’ECHA è infatti la prima valutazione del rischio a livello Ue nel processo di rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. La licenza scade a fine anno, ma tutto ci fa pensare che ci sia un altro prolungamento del permesso. Resta in ogni caso un dato fondamentale: questa nuova valutazione dell’Echa è nettamente in contrasto con quella dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc), che nel 2015 classificò il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. La classificazione, spiega lo Iarc, “si basava su prove limitate di cancro negli esseri umani e prove sufficienti di cancro negli animali da esperimento”.

I pareri degli ambientalisti

Le ong Health and Environment Alliance (Heal), European Environmental Bureau (Eeb) e ClientEarth, che hanno partecipato alle discussioni dell’Echa come osservatori della società civile, dicono la loro. Secondo tre scienziati indipendenti, ci sono gravi incoerenze nella valutazione scientifica dell’Ue sulla genotossicità e sulla cancerogenicità potenziale del glifosato.

Il mancato riconoscimento del potenziale cancerogeno del glifosato è un errore e va considerato come un grande passo indietro nella lotta contro il cancro – ha detto Angeliki Lyssimachou, medico ed esponente di Heal.

Rimane un dato di fatto che tutte le prove e gli stessi gli studi sul cancro presentati dai produttori di pesticidi indicano che il glifosato ha il potenziale per causare il cancro.

Questo dossier – spiega Dolores Romano, vice responsabile delle politiche per le sostanze chimiche dell’Ebb – dimostra l’urgente necessità di affrontare le carenze sistemiche del processo di classificazione delle sostanze chimiche pericolose nell’Ue, come l’altissimo livello di prove richiesto, le grandi lacune delle fonti di dati, il rifiuto di prove scientifiche indipendenti e la mancanza di un approccio precauzionale.

Alcuni dei più importanti scienziati del mondo hanno stabilito il legame tra glifosato e cancro, eppure l’Echa si rifiuta di etichettare questo pesticida dannoso come cancerogeno – dice invece Helene Duguy, avvocato specializzato in sostanze chimiche di ClientEarth. Purtroppo, non è la prima volta che l’Echa non riesce a giustificare in modo trasparente e chiaro il suo rifiuto di prove scientifiche indipendenti.

La mancata classificazione del glifosato come sostanza cancerogena e gravi incoerenze nel modo in cui le agenzie dell’Ue esaminano le prove scientifiche disponibili rimangono un terribile e pericolo precedente che potrà dare il via libera al commercio di sostanze chimiche dannose “sicure” solo sulla carta.

QUI il documento originale.

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Fonti: ECHA / HEAL

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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