Un gruppo di ricercatori ha coltivato verdure a partire dai capelli raccolti nei saloni dei parrucchieri

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Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Singapore ha scoperto come riuscire a coltivare verdure e ortaggi in modo molto più sostenibile per l'ambiente, ossia utilizzando i capelli umani. Nello specifico gli studiosi sono riusciti a produrre colture sfruttando la cheratina dei capelli

Libera Terra

I ricercatori dell’Università di Singapore hanno utilizzato i capelli dei saloni di parrucchieri per coltivare verdure a foglia, rucola e cavolo cinese bok choy.

I professori Ng Kee Woei e Hu Xiao della Nanyang Technological University hanno creato un’alternativa sostenibile ai mezzi di crescita utilizzati nell’agricoltura, utilizzando la cheratina estratta dai capelli.

Nello specifico, i ricercatori hanno praticato il cosiddetto giardinaggio idroponico, che prevede la coltivazione di ortaggi senza terreno ma utilizzando un substrato come sistema di supporto e luogo per immagazzinare nutrienti e acqua.

Il Prof. Ng, presidente associato della ricerca presso la School of Materials Science and Engineering della NTU, ha sottolineato che anche l’allevamento di animali genera notevoli quantità di cheratina come rifiuti organici poiché si trova abbondantemente nella lana, nelle corna, negli zoccoli e nelle piume. Questi rifiuti possono essere, quindi, impiegati e sfruttati per un’agricoltura più sostenibile.

Lo studio

I ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore hanno prima ottenuto i capelli tagliati dai saloni di bellezza, ne hanno estratto la cheratina e poi li hanno rinforzati mescolandoli con fibre di cellulosa derivate dalla polpa di legno. Dopo l’essiccazione, la miscela ha prodotto un materiale spugnoso.

Quindi, utilizzando quel materiale come mezzo di crescita idroponico, sono state sviluppate piante di rucola e bok choy.

Il team di ricerca ha scoperto che questa sostanza era molto efficace nell’assorbire e trattenere la soluzione nutritiva a base d’acqua, utilizzata nella configurazione idroponica e nel supportare le piante e la loro crescita.

A differenza di altri mezzi, inoltre, il materiale a base di cheratina si dissolve completamente in quattro-otto settimane, trasformandosi in un nutriente per le piante. Questo processo anche se dovrà essere aggiornato più frequentemente, non danneggia l’ambiente.

Inoltre, i ricercatori hanno notato che le piante cresciute nei terreni di cheratina avevano radici più lunghe rispetto a quelle coltivate in terreni standard, consentendo loro di assorbire più acqua e sostanze nutritive.

Il prof. Ng Kee Woei ha dichiarato:

Poiché la cheratina può essere estratta da molti tipi di rifiuti agricoli, lo sviluppo di substrati idroponici a base di cheratina potrebbe essere una strategia importante per il riciclaggio dei rifiuti agricoli come parte dell’agricoltura sostenibile.

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Fonte: ACS Publications

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.

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