Cavolo cappuccio, la riscoperta dei rari e antichi semi per non dimenticare la schiavitù degli afroamericani

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Esistono dei veri e propri salvatori di semi antichi, custodi di ciò che resta di una tradizione centenaria ovvero una coltivazione di tipologie di questo ortaggio che rischiano l’estinzione e che raccontano dell’alimentazione degli afro-americani e afro-caraibici negli stati del Sud

La storia passa anche attraverso dei semi, in questo caso antichi, del cavolo cappuccio una volta seminato nei giardini e orti del Sud degli Stati Uniti e oggi recuperati dall’opera dei seed savers come la 75enne Ira Wallace.

O la 29enne Amirah Mitchell che dopo la laurea ha aperto l’azienda agricola Sista Seed, per coltivare, distribuire i semi antichi e mantenere in vita un ortaggio che è anche un cimelio della diaspora africana che ha riguardato soprattutto le comunità afroamericane e afro-caraibiche.

La storia in un seme antico

La macchina del tempo ci riporta all’epoca in cui gli africani erano ridotti in schiavitù negli Stati Uniti e dove sono state rinvenute antiche radici dei cavoli da giardino.

Un alimento che è stato tramandato per generazioni e cha aiutato molti a avere un’alimentazione migliore: questa verdura a foglia larga ha fornito i nutrienti necessari per bilanciare una dieta che normalmente includeva mais, pesce salato e carne di maiale.

Per il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti diminuiscono i coltivatori di orti domestici, poche le piccole fattorie mentre è cresciuto il numero delle aziende agricole che non si dedicano a queste coltivazioni, tanto che queste diverse tipologie di ortaggi stanno diventando quasi introvabili.

Alla ricerca della Via del cavolo

La memoria e i ricordi di infanzia di qualche giovane ricercatore hanno dato il via a un viaggio di ricerca tra radici e storie. Edward Davis, professore all’Emory & Henry College della Virginia, nel 2000 stava studiando geografia culturale quando decise di intraprendere un viaggio per classificare le unicità del Sud.

Partì assieme ai colleghi John T. Morgan, Powell Smith e al genetista Mark Farnham del Dipartimento dell’agricoltura degli USA, dopo aver ottenuto una borsa di studio. Hanno perlustrato tronchi da giardino ingialliti del XVIII e XIX secolo, hanno cercato nelle strade secondarie coltivatori e giardinieri che hanno salvato e condiviso “semi cimelio” raccogliendo 78 campioni lungo i 19.000 chilometri percorsi, conservati presso la Plant Genetic Resources Unit dell’USDA.

Un seme di oltre 100 anni fa

In un successivo viaggio in solitaria nella Carolina del Nord, tra paludi e campi di tabacco, Davis si imbatte in Levi Grissett che aveva piantato per la 48esima volta dei semi che avevano più di 100 anni, ricevuti in dono da un vicino di casa In gioventù iniziò a piantare i cavoli perché erano molto amati dalla moglie. Alla morte di Frances si fermò per qualche anno per poi riprendere e contribuire a tramandare la storia.

Progetti per tramandare una tradizione

Il movimento che si è diffuso in America per la tutela di queste specie, sta diventando sempre più importante anche per contribuire a fornire alimenti di alta qualità in Stati dove, soprattutto per gli Afro americani è ancora povera nelle quantità e qualità.

Tra le realtà più attive c’è quella di Heirloom Collard Project che sta cercando di salvare diverse specie come Fuzzy’s Cabbage, Big Daddy Greasy Green, Granny Hobbs e Tabitha Dykes, tutti ricchi di proprietà, come vitamina A e K, ma soprattutto di storia.

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Fonti: Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti/Heirlom Collard Project/Sista Seed 

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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