L’Italia affronta la siccità multando i parrucchieri per il secondo lavaggio (e continua ad avere ingenti perdite idriche)

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Mentre il capo della Protezione civile si prende un “paio di settimane” per arrivare a dichiarare l’emergenza, alcuni sindaci hanno già emanato ordinanze ad hoc. Fa notizia quella del Comune di Castenaso, che arriva anche oltremanica, ma la logica è presto detta: si salvi chi può

Il sindaco di una città italiana ha vietato a parrucchieri e barbieri di lavare due volte i capelli dei loro clienti nel tentativo di conservare l’acqua durante una delle più gravi siccità degli ultimi decenni”, così apriva nelle scorse ore addirittura il The Guardian, forse a voler sottolineare il carattere quasi grottesco del provvedimento. In realtà la situazione è ben più delicata e i soliti titoloni finiscono con non evidenziarne l’urgenza.

Il sindaco cui fa rifermento la testata inglese è Carlo Gubellini, primo cittadino di Castenaso, vicino a Bologna e, sì, la sua è una misura tra le tante per contrastare l’emergenza idrica di questo momento, inserita in una ordinanza del 16 giugno scorso che elenca anche tutta una serie di utili consigli antispreco.

Perché fa notizia? Perché è il chiaro emblema di come la situazione ormai sia fuori controllo, tenuta relativamente a bada dalle singole amministrazioni comunali e non in maniera decisa e sbrigativa dal Governo, che anche in questo caso pare tergiversare (essendosi accorto solo adesso di un allarme che esiste in realtà da mesi).

I criteri li stiamo definendo con le Regioni e soprattutto le misure – spiega in questi giorni in tutti i TG il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio. Penso nelle prossime giornate, al massimo prossime settimane avremo chiare le misure e potremo fare la dichiarazione dello stato di emergenza.

E intanto?

Gubellini sarebbe l’unico sindaco in Italia ad aver adottato la misura sui generis del divieto di secondo shampoo dal parrucchiere, che tra l’altro comporterà multe fino a 500 euro per i saloni che infrangono la regola, ma anche in altre parte d’Italia si fa quel che si può.

L’obiettivo è quello di mantenere alta la soglia di attenzione perché non possiamo permetterci di sprecare una risorsa preziosa come l’acqua, soprattutto in questo momento di grande siccità, dice Gubellini.

E così a Verona, ad esempio, l’uso dell’acqua è permesso solo nelle ore notturne; a Bologna è vietato dalle 8 alle 21 annaffiare l’orto privato e, dalle 10 alle 18, gli orti comunali. A Civo, in provincia di Sondrio, l’innaffiamento è concesso solo tra le 22 e le 24, e tra le 5 e le 7; a Pergine Valsugana, nella provincia autonoma di Trento, invece, l’innaffiamento può essere sempre fatto, ma soltanto con “piccoli innaffiatoi manuali indicativamente da circa 12 litri di capienza”; il Comune di Pieve di Teco, infine, in provincia di Imperia, ha imposto un tetto massimo al consumo giornaliero d’acqua di 200 litri al giorno per utenza, pena l’interruzione immediata del servizio.

Il clima è quello di un Si salvi chi può, insomma, nell’attesa che la dichiarazione dello stato d’emergenza porti allo stanziamento di fondi speciali da parte del Governo e, forse, a un attimo di respiro alle amministrazioni spesso già disagiate.

Fonte: Comune di Castenaso

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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