Siccità: raccolti poveri, anticipati, distrutti

siccità

A porre a rischio la produzione agricola nel nostro Paese si unisce al consumo di suolo generato da un’urbanizzazione in costante crescita ed espansione il problema della siccità, responsabile di raccolti anticipati, più poveri del consueto, a volte distrutti da temperature eccessivamente elevate.

Nella regione dell’Umbria, ribattezzata turisticamente come il polmone verde d’Italia, i danni all’agricoltura, secondo quanto stimato da parte della Coldiretti, ammontano a 70 milioni di euro, a causa della più grave siccità riscontrata nel corso dell’ultimo decennio. E’ stato calcolato che complessivamente la siccità porterà un drastico calo nella produzione di olive, mais, uva e girasole. Di conseguenza, i raccolti potrebbero risultare ridotti di un terzo, se non addirittura dimezzati.

Altrettanto drammatica è la situazione nella regione del Veneto, con particolare riferimento alla provincia di Treviso, in cui si è assistito ad una vera e propria distruzione dei raccolti, anche superiore al 40%, per via di temperature costantemente superiori ai 30 gradi nel corso di tutto il mese di agosto. Per i coltivatori ciò rappresenta perdite di milioni e milioni di euro, dalle quali sarebbe riuscita a scampare solamente la produzione vinicola, accompagnata da quelle coltivazioni che hanno potuto essere irrigate almeno due volte al giorno. Il rincaro dei prezzi sui prodotti agricoli maggiormente colpiti dalla siccità si è immediatamente fatto sentire, con aumenti anche del 20%.

Numerosi raccolti in tutta la penisola sono avvenuti in anticipo, proprio a causa delle temperature eccessivamente elevate, in grado di velocizzare anche di tre settimane la maturazione delle coltivazioni. L’anticipo della maturazione delle coltivazioni sarebbe da considerare come una vera e propria manifestazione dei cambiamenti climatici, secondo quanto affermato da parte della Confederazione Italiana Agricoltori.

L’ultimo grave caso di siccità risale al 2003, ma i danni di quel periodo sarebbero stati largamente superati durante la presente stagione estiva. L’anticipazione delle maturazioni e dei cicli vegetativi anche di dieci giorni sia al nord che al sud sono in grado di porre a rischio il settore agricolo, costringendo i coltivatori ad una vera e propria riorganizzazione. Ecco le parole in proposito del presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Politi:

Mai come in questa stagione di siccità prolungata, il progressivo stato di degrado del suolo italiano diventa una priorità assoluta. Nell’ultimo decennio nel nostro Paese le precipitazioni sono diminuite in modo preoccupante: meno 20 per cento al Sud, meno 15 per cento al Nord e meno 9 per cento al Centro. Con conseguenze disastrose sulla produttività del suolo, che ha subito un calo medio del 30 per cento della sua capacità di ritenzione delle acque, e sulla perdita di un patrimonio ricchissimo di biodiversità agricola. Ma non solo. L’agricoltura perde terreno anche a causa della cementificazione selvaggia, che ha “divorato” ben 5 milioni di ettari negli ultimi quarant’anni, e continua ad accelerare facendo prevedere tra vent’anni un consumo di suolo pari a più di 70 ettari al giorno. Con conseguenze disastrose sulla nostra autosufficienza alimentare e sul paesaggio rurale italiano, un patrimonio che vale 10 miliardi di euro l’anno”.

Siccità e cementificazione selvaggia rappresentano i maggiori nemici dell’agricoltura, che dovrebbero essere combattuti attraverso una vera e propria svolta nel settore, la quale dovrebbe concretizzarsi con la facilitazione della concessione di terreni da coltivare alla fascia degli under 40, giovani lavoratori volenterosi che hanno dimostrato di avere realmente a cuore l’ambente e di potersi trasformare in veri e propri custodi del territorio e maestri di sostenibilità.

Marta Albè

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