Semi antichi: l’UE conferma il no alla vendita

I semi antichi continueranno ad essere conservati, custoditi e scambiati da parte di contadini volenterosi che, nel rispetto del meticoloso lavoro di selezione effettuato in centinaia di anni, desiderano proseguire nel preservare la biodiversità agroalimentare? Il parere contrario dell’UE alla vendita dei semi antichi risuona in una sentenza pronunciata lo scorso 12 luglio, la quale sancisce come debba essere rispettato l’obbligo di iscrizione ufficiale delle varietà vegetali presso l’apposito registro al fine della loro commercializzazione.

Il verdetto è stato pronunciato in merito ad una diatriba che ha avuto luogo tra due realtà francesi: l’azienda produttrice di sementi Graines Baumaux Sas e l’associazione non profit Kokopelli, attiva anche in Italia nella conservazione dei semi antichi e nel promulgare quelle conoscenze necessarie alla diffusione del rispetto della biodiversità in ambito agroalimentare.

La Corte di Giustizia che si è occupata del caso aveva inizialmente pronunciato dichiarazioni dal tono differente, che avevano lasciato aperte numerose speranze in merito alla possibilità di commerciare liberamente semi antichi, al fine di facilitare la loro diffusione. Essa aveva infatti puntualizzato come l’assenza di una semente dal catalogo ufficiale non fosse da considerare come un punto a sfavore riguardo alla bontà della varietà vegetale in questione. Le norme che tutelano l’iscrizione delle sementi al registro ufficiale non riguardano infatti la loro salubrità, ma semplicemente regole e logiche commerciali.

Graines Baumaux Sas ha richiesto alla Corte di Giustizia di imporre a Kokopelli un risarcimento dell’ammontare di 100 mila euro a causa dei danni commerciali provocati dalla propria attività. Secondo Graines Baumaux Sas, Kokopelli dovrebbe arrestare immediatamente tutte le proprie attività, che sarebbero fortemente deleterie per il business delle sementi.

Ciò significa dunque che ogni associazione sorta a titolo volontario in Europa, e quindi anche in Italia, debba essere considerata da questo momento in poi come fuorilegge per la propria attività di conservazione e distribuzione dei semi antichi a chi ne farà richiesta, al semplice fine di preservare specie vegetali altrimenti destinate a scomparire? Una simile sentenza appare semplicemente tesa a fare in modo che il predominio sul mercato delle sementi rimanga saldamente nelle mani delle grandi multinazionali, Monsanto in primis, lasciando campo libero esclusivamente alle sementi considerate brevettabili ed impedendo la diffusione di quelle liberamente riproducibili.

Nulla ci vieta però di continuare ad informarci per proseguire almeno nella conservazione delle sementi del nostro orto, evitando almeno per quanto possibile l’acquisto delle classiche bustine di sementi omologate.

Marta Albè

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