L’8 aprile del 2009 nasceva Injaz, il primo dromedario clonato al mondo

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Sono trascorsi esattamente 12 anni dalla nascita di Injaz, il dromedario più celebre al mondo. Il suo nome in arabo significa “successo” e gli è stato attribuito perché in effetti si trattava di un dromedario speciale: è stato il primo esemplare di questa specie nato da una clonazione, proprio come era accaduto nel 2003 per la famosissima pecora Dolly.

Purtroppo, però, la clonazione non è stata eseguita per proteggere la specie, ma per motivi prettamente economici. 

Injaz, un esemplare di dromedario di sesso femminile, è venuta alla luce dopo 378 giorni di gestazione – grazie ad una madre surrogata – e dopo ben 5 anni di studi e ricerche di un gruppo di genetisti e altri scienziati del Camel Reproduction Centre (Crc) di Dubai. “La nascita di Injaz è una svolta significativa del nostro programma di ricerca” aveva affermato il direttore scientifico del Crc, Lulu Skidmore, spiegando che il Dna della piccola dromedaria e delle cellule staminali prelevate dalle ovaie della madre originale, un cammello femmina andato al macello nel 2005, sono risultate identiche, confermando il successo della clonazione.

Peccato, però, che la clonazione non sia avvenuta per salvaguardare la specie, ma piuttosto per tutelare la preziosa genetica dei dromedari che negli Emirati Arabi sono molto popolari e rappresentano fonte di guadagno per tanti. Questi animali, infatti, vengono venduti per la loro carne, il latte e sono sfruttati per le tradizionali corse o addirittura presentati ai concorsi di bellezza. 

Nel 2015 Injaz ha dato alla luce una piccola dromedaria dal peso di 38 kg. Injaz è morta lo scorso anno, ma il Camel Reproduction Centre non si è fermato soltanto alla sua clonazione. 

Fonte: BBC

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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