Agripellet, ecco il primo pellet messo a punto all’università che non abbatte alberi

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È in arrivo sul mercato un pellet che non abbatte gli alberi, ricicla gli scarti e mantiene lo stesso rendimento energetico del pellet tradizionale. È l’agripellet, frutto di una start-up tutta italiana collegata all’Università del Sacro Cuore.

Ha un’origine agricola, deriva cioè da scarti agricoli o agro-industriali e, soprattutto, per la sua creazione non vengono abbattuti alberi. Eccolo l’agripellet, economico, tracciabile e sostenibile, che finalmente arriva anche sul mercato italiano.

Il merito è di Planeta Renewables, una startup milanese nel settore delle energie rinnovabili ospitata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha annunciato l’avvio della collaborazione commerciale con la piattaforma https://www.biomassapp.it/ , e-commerce dedicato alle biomasse energetiche.

L’elevata crescita del mercato delle stufe e caldaie a pellet ha portato ad una conseguente crescita del consumo di biomassa sotto forma di pellet, prevalentemente di origine forestale e certificato, che sfiora i 3 milioni di tonnellate. In generale, il pellet si ricava dalla segatura vergine, derivata cioè da legno non trattato, che viene prima essiccata e poi compressa in piccoli cilindri. È considerato un prodotto ecologico ad alto rendimento, perché grazie alla lignina che si trova naturalmente nel legno non si devono aggiungere additivi o sostanze chimiche estranee per compattare.

L’agripellet, invece, è un combustibile prodotto con materie prime agricole. La sua produzione tracciabile preserva le risorse forestali e non è in competizione con la filiera alimentare, perché è sostanzialmente creato con materie lignocellulosiche derivanti da scarti agricoli o agro-industriali. Il miscanto è una di quelle: si tratta di un’erba perenne derivata da un ibrido tra il Miscanthus Sinensis e Miscanthus sacchariflorus destinato alla produzione di biomasse.

Il nostro agripellet di miscanto è prodotto da coltivazioni a filiera corta dedicate e non in competizione con la produzione alimentare. Questo garantisce una completa tracciabilità, sostenibilità e convenienza economica. L’utilizzo di coltivazioni dedicate permette inoltre di garantire la stabilità dei prezzi nel corso degli anni, riducendo notevolmente i costi variabili di trasporto e approvvigionamento della materia prima”, spiega Lorenzo Avello, CEO di Planeta Renewables.

Il miscanto è una coltivazione lignocellulosica fonte di biomassa attenta all’ambiente e rinnovabile che può essere coltivata localmente, processata o bruciata per produrre energia. La sua capacità energetica è migliore di ogni altra attuale coltivazione, incluso il frumento. Le coltivazioni lignocellulosiche sono piante non commestibili coltivate prevalentemente su terreni marginali e degradati per produrre biomassa sostenibile e non in competizione con la filiera alimentare.

Si spera, quindi, che la filiera corta che si vuole creare sia da modello per sviluppi futuri su tutto il territorio e offra a noi consumatori non solo un prodotto interamente ecosostenibile ma anche un grosso beneficio in termini di convenienza economica.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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