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Un esempio di progresso scientifico o una novità di cui potevamo fare a meno? Un gruppo di scienziati ha creato la prima pianta che si illumina al buio producendo luce da sé, senza l'aggiunta di sostanze chimiche. Gli ideatori del progetto hanno probabilmente pensato ad un metodo alternativo per illuminare stanze e giardini bui in una maniera il più possibile naturale, evitando il ricorso all'elettricità.

La pianta che si illumina si chiama Starlight Avatar e brilla nel buio, grazie ad un progetto di Bioglow, che si basa sulla sinergia tra mondo vegetale e batteri marini. È l'inizio di una nuova era di illuminazioni viventi? La piccola pianta è stata progettata per produrre luce senza ricorrere a lampadine. Altre 20 piante potrebbero essere presto disponibili per la vendita all'asta.

Ciò che lascia perplessi è la tecnica utilizzata per ottenere un risultato tanto sorprendente. Le piante auto-illuminanti non richiedono raggi UV o additivi chimici per emettere luce, ma sono frutto di modificazioni genetiche effettuate in laboratorio. L'esperimento riuscito si è svolto a partire da una pianta ornamentale, la Nicotania alata. All'interno del suo genoma sono stati introdotti degli elementi provenienti da batteri marini, che la rendono in grado di illuminarsi.

L'illuminazione automatica di una pianta esposta al buio non rappresenta di certo un fenomeno naturale. Al momento, la pianta geneticamente modificata produce una luce di colore verde-azzurro. Può essere utilizzata a scopo decorativo, ma non dà vita all'illuminazione che sarebbe necessaria, ad esempio, per leggere. Non è dunque possibile paragonarla ad una comune lampada.

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Bioglow spera comunque di migliorare le proprie tecniche e di rafforzare la capacità delle piante di emettere luce. L'obiettivo consiste nell'utilizzare sempre di più le piante, in un futuro non troppo lontano, per l'illuminazione notturna e come luci decorative, così da ridurre le emissioni dovute al ricorso all'energia elettrica. Le stesse piante, infine, secondo Bioglow, potrebbero essere trasformate in sensori naturali per rilevare i livelli di inquinamento.

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Fonte foto: bioglowtech.com

Marta Albè

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