Imec, la membrana per coltivare senza terreno

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Si può coltivare una pianta senza il terreno? Sì, a quanto sembra. E la magia non c’entra nulla. Lo assicura un esperto di biomedicina giapponese, il Dott. Yuichi Mori, che ha ideato un innovativo sistema agricolo, chiamato Imec, per far crescere le piante senza alcun bisogno della terra, sostituendola con una speciale “idro-membrana”, presentandolo in questi giorni al TedxTokyo 2011

Basandosi sulle tecnologie applicate alle membrane mediche, il dottor Mori ha realizzato una sorta di pellicola trasparente, simile, alla vista, a quelle che utilizziamo comunemente in cucina.

Il segreto della crescita delle piante sta però nella realizzazione dell’ambiente ideale all’interno della pellicola, arricchito da sostanze nutritive e con la quantità di acqua sufficiente alla loro crescita. All’interno vengono piantati i semi. Successivamente, le piante, crescendo, formano una fitta rete di radici che permettono loro di aggrapparsi saldamente al foglio.

Considerato un vero e proprio sistema agricolo futuristico, tale metodo di coltivazione, come riporta JapanTrends comporta una regolazione automatica degli zuccheri e degli aminoacidi durante la crescita delle piante, producendo frutta e verdura di alta qualità. Pomodori e fragole coltivati attraverso questa tecnica sicuramente avranno un sapore più dolce oltre ad alti valori nutrizionali.

Ancora un vantaggio. Tale forma di coltivazione che esclude il terreno, impedisce lo sviluppo di batteri nocivi e la trasmissione di eventuali germi patogeni presenti nella terra alle piante. Non servono neanche pesticidi e trattamenti. Più green di così?

Infine, vista le condizioni per la crescita, le piante in questo modo possono venire coltivate anche nello spazio. Un astronauta giapponese lo ha già fatto all’interno della Stazione Spaziale Internazionale.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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