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Tutto sulla cocciniglia tartaruga, il parassita che sta “spezzando” i pini di Roma (e non solo)

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Cosa è la cocciniglia tartaruga e perché mette e rischio i pini della capitale rovinando definitivamente la vegetazione del territorio

Era il 2014 quando nella regione Campania avviene il primo avvistamento di questo parassita. Originario del Nord America e Canada in cui è considerato del tutto innocuo, salvo alcuni danni ai vivai e alle coltivazioni a clima controllato, nel nostro paese invece la cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) è in grado di arrecare serissimi danni. Questo tipo di cocciniglia prende il suo nome dall’aspetto del dorso della femmina adulta che assomiglia al carapace della tartaruga. (Liberato un esercito di coccinelle per salvare i pini di Roma dalla cocciniglia)

Complice il clima temperato della penisola soprattutto del centro sud ma non solo, questo parassita si sta diffondendo pare senza incontrare ostacolo alcuno. A decimarne la popolazione servirebbero gli inverni rigidi delle sue zone d’origine. In Italia invece nonostante la lotta e il contrasto alla sua diffusione sia stato reso ufficiale da un Decreto del Ministero delle Politiche Agricole (Gazzetta Ufficiale n. 173 del 21/07/2021) non siamo stati in grado ancora di ottenere efficaci risultati. 

L’evoluzione delle larve

cocciniglia

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La femmina depone le sue uova insieme alla melata. Si tratta di una sostanza appiccicosa e zuccherina che soffoca e chiude i pori della pianta favorendo al contempo la proliferazione di funghi e muffe. Ma non solo, essa infatti protegge le uova e le larve dal contatto con insetticidi, rendendo le più comuni azioni di contrasto totalmente vane. Infine rappresenta una ghiotta attrazione per moltissimi altri insetti che possono provocare ulteriori infestazioni. Una volta schiuse le uova, le larve (neanidi) sono ovali, arancioni e con 6 zampe, mentre l’esemplare adulto le perde del tutto e diventa di colore marrone con macchie nere. Più particolare invece è l’aspetto assunto dalle femmine a maturità raggiunta. Infatti queste sono di due tipi: 

  • ovali e convesse se si trovano nella corteccia;
  • tonde e bombate se si trovano sugli aghi dei pini.

In entrambi i casi raggiungono una lunghezza massima di 4,4 mm per 3,9 mm di larghezza ma le dimensioni raddoppiano una volta fecondate. Le femmine attraversano ben 3 stadi di neanidi e poi diventano adulte mentre il maschio 2 stadi di neanidi, poi diventano pupa e successivamente adulti. In questa fase sviluppa le ali e va in cerca della femmina matura.

I danni provocati

È in pericolo così l’identità stessa del territorio, soprattutto nel Lazio e in particolar modo nella capitale in cui l’infestazione massiccia è iniziata nella primavera del 2020. A rischiare di scomparire sono i pini, quello domestico e quello marittimo, così diffusi e tipici di questa regione. Secondo i dati riportati da romatoday.it, pare che già l’80% dei pini della città siano stati colpiti. Questi esserini, come tutte le cocciniglie, si nutrono di linfa, questo porta inizialmente a una perdita di vigore dell’organismo vegetale, successivamente all’incapacità dello stesso di produrre semi e poi all’avvizzimento delle punte apicali fino al cedimento dei rami e alla morte della pianta. Il danno secondario è quello provocato dalla melata che, come abbiamo già citato sopra, funge da protezione delle uova e soffoca la pianta provocando proliferazione di muffe e batteri.

I sintomi dell’infestazione da cocciniglia

I principali segnali dell’infestazione della cocciniglia tartaruga sono i seguenti:

  • ridotto sviluppo dei rami superiori della pianta;
  • importante ammanco di germogli anche sui rami più bassi;
  • disseccamento e morte di vaste porzioni di albero.

I rimedi efficaci contro la cocciniglia

Se dovessimo individuare la cocciniglia tartaruga sulle nostre piante in giardino possiamo utilizzare un getto d’acqua a pressione. L’azione meccanica esercitata dal getto stesso sarebbe in grado di portare via melata, uova e soggetti adulti. Ma seppur di grande efficacia, come è facilmente intuibile, questa soluzione non è applicabile su larga scala purtroppo. In natura, oltre le basse temperature, a contrastare l’eccessiva proliferazione di questo parassita vi sono anche gli insetti predatori: bruchi, ragni, alcuni uccelli e coccinelle sono efficacissimi. Questo è uno dei motivi per cui non si usano massicce quantità di pesticidi, poiché arrecherebbero danno anche all’ecosistema circostante impedendo l’azione efficace dei predatori stessi. Il nostro territorio però non risulta sufficientemente coperto da questi “alleati”. Da qui prende piede il progetto “Coccinella libera tutti” promosso dall’associazione Amici di Villa Leopardi, spinti anche dal proposito di compiere scelte sostenibili che abbiano il minor impatto ambientale possibile. Ogni mese a seguito dell’osservazione sui risultati ottenuti, vengono rilasciate centinaia di coccinelle in tutte le aree interessate dall’infestazione.

Altro rimedio che sembrerebbe promettere bene è quello di utilizzare insetticidi sistemici. Si tratta di inoculare direttamente nella linfa dell’albero sostanze repellenti ma anche biostimolanti e antiparassitari naturali essenziali per debellare sia la cocciniglia tartaruga che quella cotonosa.

Al momento pertanto in affiancamento alle misure di contrasto adottate vige il divieto assoluto di portare fuori dall’area di infestazione il legname e gli scarti dello stesso derivanti dalla potatura. Mentre i vivai e le coltivazioni private sono tenute a sviluppare un protocollo ben preciso mirato allo smaltimento degli scarti e dei rifiuti da sottoporre al Servizio Fitosanitario Regionale.

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Ha 42 anni e ha studiato Lettere e Filosofia. È appassionata di cinema, letteratura e tematiche ambientali. Ama il mondo vegetale e tutto ciò che riguarda le piante e la loro cura.
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