Ailanto: la pianta infestante difficile da sradicare che mette a rischio l’ambiente

ailanto

L’ailanto è una specie esotica invasiva in grado di colonizzare intere aree naturali minacciando la biodiversità. Vediamo quali sono le caratteristiche dell’ailanto, perché è infestante e come il suo sviluppo possa essere controllato per preservare il territorio.

Ailanto: caratteristiche della pianta

L’ailanto (Ailanthus altissima Mill.), chiamato anche albero del paradiso, è una specie esotica che appartiene alla famiglia delle Simaroubacee.

L’ailanto fu inizialmente importato in Europa dall’Asia per allevare la Philosamia cynthia, un lepidottero. Successivamente fu impiegato come pianta ornamentale per il suo rapido accrescimento e per la sua rusticità. L’ailanto è infatti molto adattabile a vari climi e suoli, tollera la carenza di acqua e di sostanze nutritive per periodi prolungate e si sviluppa velocemente.

L’ailanto può riprodursi per seme a lunghe distanze: il frutto dell’ailanto è una samara, un frutto secco dotato di un’ala, che può essere trasportato da acqua o vento. Una pianta di ailanto può produrre fino a 300 mila samare ogni anno, con una notevole dispersione di una grande quantità di semi.

Oltre che per seme, l’ailanto si propaga anche per via vegetativa per mezzo dell’esteso e vigoroso apparato parato radicale che può estendersi fino a quindici metri di distanza dalla pianta madre generando nuove piante. Le nuove piante che originano dal seme o dalle radici accrescono in modo molto rapido.

L’apparato radicale dell’ailando secerne sostanze chimiche che impediscono la germinazione e lo sviluppo di altre specie.

Invasività e controllo dell’ailanto

ailanto 2

Le caratteristiche dell’ailanto hanno permesso a questa pianta di espandersi sempre di più e oggi nel nostro Paese l’ailanto è diffuso in tutte le Regioni dove forma popolamenti in diversi habitat sia in pianura che in collina e bassa montagna, adattandosi a diverse condizioni climatiche e minacciando la flora autocnona.

L’invasività dell’ailanto non riguarda solo l’Italia: l’European and Mediterranean Pant Protection Organization lo ha infatti incluso tra le specie invasive che necessitano di un controllo da parte dell’uomo.

Il controllo dell’ailanto risulta però particolarmente complicato perché, come abbiamo visto, si tratta di una pianta resistente e in grado di propagarsi velocemente. Oltre a questo, eliminare gli esemplari è difficile e non ha sempre successo. Quando gli alberi vengono abbattuti tagliando il tronco alla base, sono infatti in grado di sviluppare nuovi getti dalle radici.

I metodi chimici per il controllo dell’ailanto risultano più efficaci ma presentano numerosi svantaggi tra cui l’inquinamento di zone anche protette. L’unica soluzione definitiva sembra quindi l’eradicazione delle piante con asportazione delle radici, metodo assai complicato da attuare.

L’impatto dell’ailanto sulla biodiversità

L’ailanto è una pianta molto competitiva poiché si tratta di una specie rustica e che presenta poche esigenze. Grazie alle sue caratteristiche è in grado di colonizzare grandi aree riducendo e impedendo la crescita delle specie autoctone.

Con il tempo, la specie più resistente si sostituisce alle altre: si formano così popolamenti vegetali monospecie con una conseguente perdita di biodiversità.

L’ambiente naturale si modifica in modo radicale, alterando equilibri che coinvolgono non solo il paesaggio ma anche le caratteristiche del suolo, la fauna e la presenza di insetti impollinatori. In seguito alla colonizzazione da parte di una sola specie vegetale si può arrivare all’estinzione delle altre specie vegetali e degli animali presenti in quell’habitat.

Il controllo di specie infestanti come l’ailanto è reso necessario proprio per salvaguardare il paesaggio e la biodiversità che coinvolge la flora e la fauna del territorio.

Sviluppo dell’ailanto e danni ambientali

Quando una specie vegetale prende il sopravvento sulle altre, si ha sempre un impatto negativo sull’ambiente e sulla biodiversità, ma le conseguenze riguardano anche aspetti economici e sanitari del territorio.

L’importazione di specie esotiche come l’ailanto può essere ad esempio veicolo di patologie come allergie, che causano asma e dermatiti. Nelle aree protette o naturali, l’invasività dell’ailanto ha portato a una modificazione degli equilibri ecologici mentre nelle zone urbane, dove è stato usato come pianta ornamentale, ha causato anche danni a carico d fabbricati e impianti causati dallo sviluppo radicale della pianta.

In tutto il territorio in generale, lo sviluppo incontrollato dell’ailanto ha determinato un danno estetico oltre che perdita di biodiversità e inquinamento floristico.

Tatiana Maselli

Leggi anche:

Dicondra: la pianta infestante per prati erbosi facili da mantenere

Panace di Mantegazza: attenti alla pianta infestante che provoca lesioni della pelle

Coop

Dopo uva, meloni e ciliegie, anche le clementine dicono addio al glifosato

Ecotyre

Da Gomma a Gomma: lo pneumatico verde tutto italiano realizzato con materiali riciclati

Schar

12 ricette senza glutine dall’antipasto al dolce

tuvali
seguici su Facebook