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Possiamo bruciare gli scarti delle potature?

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Vediamo come e in che modalità è consentito dalla legge disfarsi degli scarti della potatura attraverso l’abbruciamento 

Non solo chi ha una vasta area agricola può avere questo problema, ma anche chi possiede una casa con il giardino dove ospita qualche albero: come disfarsi delle ramaglie? È corretto (e, soprattutto, legale) bruciare gli scarti della potatura, o questi vanno considerati come rifiuti speciali e smaltiti in modo diverso? Cerchiamo di fare chiarezza. La pratica di dar fuoco alle sterpaglie alla fine della potatura è molto antica e praticata da secoli. Essa ha un duplice scopo: da una parte, permette di eliminare fisicamente i residui della potatura, ormai inutilizzabili; dall’altra impedisce la proliferazione di fitopatie o insetti dannosi per le piante vive. Oltre a questo, la cenere può essere talvolta riutilizzata come concime. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che non sempre è legale bruciare gli scarti della potatura, ma che anche questa attività è sottoposta a limitazioni di legge.

Cosa dice la legge

Il Testo Unico dell’Ambiente, promulgato nel 2006, suddivide gli scarti della potatura in rifiuti urbani, se provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, e rifiuti speciali, se esito di attività agricole e agro-industriali. Quindi, in quanto rifiuti speciali, qualora l’imprenditore agricolo intenda disfarsene, necessitano pertanto di un corretto processo di smaltimento: una gestione scorretta del rifiuto è perseguibile e punibile con multe salate – da 300 euro fino a 3.000 euro.

Lo stesso Testo Unico chiarisce anche le modalità di smaltimento dei rifiuti organici provenienti dalla potatura: questi possono essere bruciati all’aria aperta, a patto che i cumuli dati alle fiamme giornalmente non superino i 3 metri cubi per ettaro, e che il rogo sia effettuato nel luogo stesso della produzione agricola. Ovviamente, inutile dirlo, è importantissimo che il fuoco sia controllato e che non causi danni all’ambiente, a cose o persone, e che non sviluppi incendi potenzialmente pericolosi. Inoltre, nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi (dichiarati dalle diverse amministrazioni regionali) la combustione degli scarti di potatura è sempre vietata.

@ Regione Vale d’Aosta

Le disposizioni regionali

Accanto alla normativa nazionale del 2006, ogni Regione o Comune ha la possibilità di intervenire limitando o modificando (anche solo temporaneamente) le modalità di smaltimento degli scarti della potatura: come si legge nella normativa infatti:

I comuni e le altre amministrazioni competenti in materia ambientale hanno la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all’aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli e in tutti i casi in cui da tale attività possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).

Per questo motivo consigliamo sempre, prima di procedere con l’abbruciamento delle sterpaglie e degli scarti della potatura, di verificare le normative in merito sul sito web del proprio Comune o della propria Regione. Se si è impossibilitati a procedere con l’abbruciamento (per mancanza di spazi adeguati o per eccesso di materiale), si può procedere con lo smaltimento “tradizionale” dei rifiuti consegnandoli alle isole ecologiche.

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Fonti: Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana / Regione Valle d’Aosta

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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