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Accrescono il valore del territorio, abbelliscono il paesaggio, forniscono alimenti freschi , aiutano a mangiare sano. E combattono la crisi, generando nuove attività economiche e nuovi posti di lavoro. Sono gli orti urbani, che stanno prendendo sempre più piede negli Stati Uniti. Aumentano, infatti, oltreoceano le iniziative tese a promuovere il riutilizzo strategico del territorio urbano vacante con dei bellissimi orti che producono, senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici o pesticidi, diverse varietà di verdure, dai pomodori alle carote, dalle insalate ai broccoli.

Come a Cleveland, capoluogo amministrativo della Contea di Cuyahoga, nello stato dell'Ohio, dove l’agricoltura urbana sta mano a mano sostituendo un paesaggio brullo fatto di case abbandonate o rase al suolo a causa della crisi. Nella città nel solo 2005 si sono contate ben 6400 demolizioni di case di proprietà, mentre ne sono ancora previste 20.000 in tutto contea di Cuyahoga. Ma la collaborazione tra diverse organizzazioni impegnate nell’agricoltura urbana e l’esistenza del Neighborhood Stabilization Program , fondi offerti per sostituire le case rase al suolo con parchi, cortili e, soprattutto, orti, ha portato, ad esempio, alla formazione della più grande fattoria urbana entro i limiti della città, la “Ohio City Farm”, grande circa sei ettari. “L'agricoltura urbana – spiega Daryl Rush, direttore del Cleveland’s Department of Community Development - non è solo un modo per utilizzare terreni liberi, ma anche un modo per sostenere e aumentare la disponibilità di cibo per gli abitanti di Cleveland”, oltre alla promozione di un senso di stabilità fondamentale in tempi difficili.

Anche a Detroit la crisi si fa sentire. L’ex capitale dell’industria automobilistica americana, oggi conosciuta quasi unicamente per il vasto declino urbano, è stata in passato la quarta città più grande d’America. Ma, dopo la crisi, la sua popolazione si è ridotta da circa 1,8 milioni, picco maggiore nel 1950, agli 813.000 attuali. Risultato? 40 miglia quadrate di proprietà non abitate, un'area delle dimensioni dell’intera San Francisco, che si susseguono ininterrottamente in quella che è ormai una nuova configurazione urbana. Così, anche qui è cresciuta sempre più la mania del giardinaggio e ben presto oltre 33.000 lotti vuoti si sono trasformati in spazi verdi che producono cibo e occupazione. “Quando abbiamo iniziato nel 2003 –spiega Ashley Aatkinson, direttore di The Greening of Detroit, un'organizzazione che fornisce risorse per la comunità di agricoltori- sostenevamo 80 giardinieri. Ma nel 2011 il loro numero era salito a 1.350”.

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Cosa succederà, però, quando l’America uscirà dalla crisi, l'industria tornerà a Detroit e gli abitanti ripopoleranno Cleveland? Niente, perché il giardinaggio urbano non è e non deve essere una semplice moda del momento: “stiamo promuovendo l’importanza della capacità di condivisione, tanto che gli abitanti di Detroit diventeranno presto più esperti nella produzione di cibo della maggior parte delle comunità rurali di tutto il Paese", conclude il direttore.

Insomma, gli orti urbani stanno mettendo radici sempre più profonde non solo nel terreno, ma anche nella vita e nella cultura delle città. Forse una possibile soluzione alla difficile e pesante situazione italiana risiede proprio nella promozione del potenziale economico che le comunità di agricoltura urbana sono in grado di fornire…

Roberta Ragni

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