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Bonsai, l'origine, come coltivarli e prendersene cura anche come terapia per placare gli stati ansiosi.

Il bonsai è una pianta in miniatura che consiste nella riproduzione su scala ridotta di un albero che in natura troviamo  nelle sue dimensioni canoniche. Il bonsai, quindi, non è geneticamente una pianta nana, ma un  normale albero che, attraverso sapienti tecniche di giardinaggio,  assume fattezze rimpicciolite. Qualsiasi albero  può essere trasformato in  un bonsai, ma occorrono molta pazienza, costanza, dedizione, passione,  abilità tecnica e un pizzico di creatività. La coltivazione del bonsai, più che un semplice hobby, può essere considerata  una vera e propria opera d'arte in continuo divenire, forgiata dal tempo , plasmata dalla tecnica e modellata  dall'estro dell'uomo.

Ha anche un valore terapeutico, in quanto questa tecnica è  capace di distendere  il sistema nervoso e placare gli stati ansiosi. Il bonsai deve risultare  quanto più possibile fedele all'albero originale, rispettandone le caratteristiche e riproducendone l'armonia delle forme e l'equilibrio delle proporzioni.

Anticamente, in Cina si riteneva che coltivare bonsai per un lungo periodo di tempo potesse garantire l'eternità all'anima del suo proprietario, quasi come se questa tecnica costituisse un ponte tra cielo e terra, tra il sacro e l'umano.

Breve storia del bonsai

Contrariamente a quanto si ritiene comunemente, infatti, la patria del bonsai è la Cina e non il Giappone . Solo successivamente questi alberelli e la relativa tecnica presero piede in Giappone e da lì, in epoche recenti , sono stati diffusi anche in Occidente.

Tra le diverse leggende all'origine del bonsai, la più comune è quella che ne fa risalire la diffusione alla necessità di sfruttare le piante per scopi erboristici e medicinali. Andare ogni volta nei boschi in cerca dell'albero più adatto si rivelò ben presto un'impresa dispendiosa e difficoltosa.

Da qui, nacque l'idea di tenere gli alberi in casa o in giardino. Ci si accorse che, attraverso opportune potature, le dimensioni delle piante potevano essere contenute, realizzando degli alberelli in miniatura, fedeli riproduzioni degli esemplari originali. I bonsai così ottenuti si rivelarono talmente gradevoli che si pensò di utilizzarli a fini ornamentali.

Dalla Cina, intorno al XIII secolo, l'arte del bonsai raggiunse il Giappone. Vi fu portata da monaci, mercanti, dignitari di corte. Inizialmente, si trattava di una tecnica elitaria, riservata ai ceti dominanti. Poi , gradualmente, la coltivazione del bonsai si diffuse anche tra gli strati più bassi della popolazione.

Nel corso del tempo, la tecnica si è perfezionata, nel tentativo di ricreare figure sempre più somiglianti all'originale. Anche nella scelta dei vasi si è assistita a un'evoluzione, privilegiando la sobrietà delle forme e dei colori. Nel 1935, in Giappone il bonsai è stato riconosciuto come 'arte' vera e propria. 

Giapponese è anche l'origine del termine: la parola  bonsai infatti deriva dall'unione di due ideogrammi  e letteralmente significa "albero in vassoio".

In Europa il bonsai fu introdotto presso l'Esposizione Universale di Parigi, (nelle edizioni del 1878, 1889 e 1900) e, quasi contemporaneamente, venne presentato nell'Esposizione di Londra del 1909.

I primi bonsai furono venduti all'asta per cifre esorbitanti per quel periodo, ma non conobbero un grande successo di pubblico. In Europa la diffusione su larga scala del bonsai  avvenne soltanto  a partire dal Secondo Dopoguerra.

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Bonsai, quale scegliere? 

Chiunque decida d'intraprendere quest'arte antica e affascinante, deve, innanzitutto, scegliere il bonsai che intende coltivare.

Come detto, praticamente tutte le pante si prestano ad essere miniaturizzate in versione bonsai.

Bisogna decidere se orientarsi verso un bonsai da interno o da esterno.

Se optiamo per uno da esterno, la nostra scelta dovrà indirizzarsi, preferibilmente, verso quelle specie  che vivono e prosperano nei dintorni della nostra abitazione o comunque nella nostra zona. Dovremo tener conto soprattutto delle caratteristiche ambientali  e climatiche della località in cui viviamo.

In questo modo si eviteranno problemi di attecchimento della pianta, garantendo anche un miglior risultato dal punto di vista scenografico.

Un bonsai da interno, invece, è meno esigente a livello ambientale. 

Tra i principianti, una delle specie di bonsai più coltivate è il ficus, una pianta da interno relativamente facile da curare e modellare. 

Altre piante particolarmente indicate per chi è alle prime armi sono l'olmo cinese  e il pino nero.

Come si ottiene un bonsai: da seme, da talea  e  il prebonsai

Il bonsai può essere ottenuto in vari modi: da seme, da talea, oppure acquistando un prebonsai in vivaio.

Il bonsai da seme si ottiene, per l'appunto, seminando e facendo germogliare l'albero che abbiamo deciso di coltivare.

Il seme si può acquistare nei vivai, oppure lo si può prelevare dal nostro terreno o dai terreni della nostra zona. Questo metodo è il preferito dai puristi dell'arte del bonsai, perché consente di seguire la pianta nell'intero ciclo vitale, dal seme fino all' albero maturo.

Lo svantaggio, però, è che si tratta di un metodo che richiede molto tempo e pazienza. Prima di poter intervenire sulla nostra piantina, infatti, dovremo attendere 2 o 3 anni. Per questo motivo, per i neofiti, o per coloro che volessero cimentarsi nell'arte del bonsai in tempi relativamente brevi,  quest'opzione è decisamente sconsigliata.

La talea ha il vantaggio di riprodurre esattamente le caratteristiche dell'albero che abbiamo scelto. Si può acquistare in vivaio e costituisce sicuramente un buon compromesso tra brevità della tempistica e passione per il giardinaggio. 

Il prebonsai, invece, non è altro che un albero germinato in fase iniziale, reperibile presso i vivai  Questa soluzione è sicuramente la più adatta per i neofiti e per quanti siano contrari a una lunga fase di preparazione.

Bonsai, esposizione

Come per ogni pianta, anche per il bonsai l'esposizione è un fattore fondamentale, necessario per la fotosintesi clorofilliana. Ovviamente le caratteristiche del bonsai variano in funzione della specie di appartenenza, ma è possibile comunque fare delle considerazioni di carattere generale.

Il bonsai predilige un'esposizione soleggiata, ma non a contatto diretto con i raggi solari. Pertanto, la sua collocazione ideale sarà nei pressi di finestre e balconi, ma non totalmente esposti alla luce.

Il bonsai, inoltre, non deve essere posto a contatto con fonti di calore artificiale (termosifoni) o climatizzatori ambientali.

Bonsai, quando e come annaffiare?

Oltre alla luce, altro elemento fondamentale per le piante è l'acqua.

Anche in questo caso, vale il discorso fatto nel precedente paragrafo: molto dipende anche dalla specie di appartenenza del nostro albero. Generalmente, comunque, i bonsai hanno bisogno di costanti irrigazioni ma, come tutte le piante, soffrono i ristagni idrici.

Un metodo infallibile per riscontrare se vi sia necessità o meno di un'annaffiatura è quello di tastare il terreno : se umido, allora occorrerà rinviare, se invece il terreno è asciutto, bisognerà annaffiare. Il metodo migliore per annaffiare è attraverso l'irrigazione a pioggia.

A volte viene consigliato di immergere completamente le radici del bonsai  in un contenitore pieno d' acqua per qualche minuto.

In realtà quest'operazione andrebbe effettuata solo in presenza di un terriccio molto argilloso, dallo scarso potere drenante. L'immersione è  sconsigliata per le piante giovani, perché potrebbe provocare il marciume delle radici e in generale perché ostacola l'eliminazione delle tossine e dei residui salini  dal terriccio.

D'estate, o comunque nei periodi di siccità, è consigliabile nebulizzare la chioma del nostro bonsai attraverso uno spruzzatore che tenga costantemente umido il fogliame.

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Concimazione del bonsai 

Nel loro habitat naturale, gli alberi possono allungare le loro radici  molto in profondità, attingendo nutrimento e sostanze vitali dal sottosuolo.

Il bonsai invece è costretto a nutrirsi da una piccola porzione di terra. Per questo motivo, al fine di garantirgli il giusto apporto organico, la concimazione è un'operazione fondamentale.

Il consiglio è quello di acquistare concime appositamente studiato per questo tipo di piante. Quelli usati in agricoltura non sono molto adatti, poiché, essendo molto potenti, possono bruciare le radici.

Anche i concimi usati comunemente nel  giardinaggio sono nocivi per il bonsai, in quanto il loro alto contenuto in azoto, favorisce un notevole sviluppo vegetativo di fusto e foglie, assolutamente da evitare nel bonsai.

Per quanto riguarda la forma del fertilizzante , si può scegliere quella liquida, da aggiungere all'acqua della potatura, con cadenza settimanale oppure ogni due settimane . Il concime granulare a lenta cessione, invece, può essere somministrato una volta ogni 40-50 giorni.

Bonsai, potatura

Com'è intuibile, la potatura è una fase estremamente importante e delicata nella vita del bonsai.

È la fase che determina la forma del nostro alberello, in cui dare libero sfogo alla nostra creatività.

La potatura consiste essenzialmente in tre distinti momenti : potatura di formazione, di mantenimento e la pinzatura.

La prima si effettua  durante il riposo vegetativo, per conferire una precisa linea di sviluppo alla pianta. Si osserva la seguente regola generale: ogni ramo deve poter ricevere la luce, per cui i rami più grossi saranno collocati in basso, assottigliandosi man mano che si procede verso la chioma.

La potatura di mantenimento è quella con cui si eliminano delicatamente germogli e rami cresciuti in maniera disordinata durante la fase vegetativa. Consente di  modellare la pianta secondo la forma scelta, impedendole di svilupparsi in altezza e si  effettua nel periodo invernale.

La pinzatura, che si effettua nel periodo vegetativo, consiste nell'accorciare i germogli che siano cresciuti in maniera eccessiva e sproporzionata. Lo scopo di questa tecnica è quello di rinfoltire la chioma e la sua esecuzione è estremamente variabile a seconda della specie di appartenenza del bonsai.

La legatura del bonsai

La legatura è una tecnica fondamentale per consentire uno sviluppo corretto e armonico del bonsai.

In sostanza, si lega un filo di alluminio o di rame al ramo della pianta, costringendolo a svilupparsi in una determinata direzione, senza danneggiarlo o spezzarlo.

È importante che la pressione esercitata dal filo non sia eccessiva, altrimenti andrebbe a comprimere la linfa, compromettendo la crescita del bonsai. In seguito, quando il ramo sarà ormai stabilizzato, il filo potrà essere delicatamente rimosso.

Per eseguire la legatura, si possono utilizzare fili di vari metalli. Il più flessibile è sicuramente l'alluminio, che non lascia segni dove viene applicato. Il filo di rame invece è più resistente, e può essere utilizzato per conferire la curvatura desiderata a rami più robusti. 

Il fil di ferro è sicuramente il più duro tra i tre.  Molto comune in Cina, in Occidente non viene usato quasi mai, perché è molto difficile da piegare e, se posto sui bonsai da esterno, arrugginisce facilmente.

Bonsai, rinvaso

Un'altra operazione molto importante per i bonsai è il rinvaso, da eseguire ogni due anni per gli alberi più giovani, ogni tre nel caso di esemplari più maturi.

Il rinvaso si rende necessario in quanto l'esigua porzione di terra in cui cresce il bonsai viene svuotata gradualmente di tutti i suoi nutrienti, rimanendo soltanto un  substrato inerte.

Inoltre, le radici tendono a espandersi, invadendo tutto il vaso e devono essere necessariamente potate.

Una volta effettuato l'espianto, il terriccio nel vaso deve essere setacciato. Quello che resta nel setaccio, sufficientemente granuloso, può essere riutilizzato. I terreni granulosi, infatti, favoriscono la formazione di radici sottili e sono molto utili per lo sviluppo del bonsai.

Il momento migliore per effettuare il rinvaso coincide col riposo che precede la stagione vegetativa.

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Angela Petrella

 

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