mimosa

L'8 Marzo, festa della donna - anzi Giornata Internazionale della donna - in tutta Italia vengono venduti migliaia di mazzetti di mimosa, simbolo scelto per contraddistinguere e festeggiare questa ricorrenza. Ma che fine fanno, una volta passata la festa? La maggior parte verrà lasciata seccare e poi gettata. Per questo vorremmo suggerirvi alcuni trucchi per creare dal mazzetto, ricevuto in regalo, la vostra pianta di mimosa tutta da coltivare.

Forse, non tutti sanno che la mimosa è un'acacia e più precisamente L'Acacea Dealbata. Appartiene alla famiglia delle mimosaceae ed è una pianta originaria dell'Isola di Tasmania in Australia dove raggiunge i 30 m di altezza. I primi esemplari furono importati in Europa nel XIX secolo. Qui in Italia, trovano una situazione di crescita ottimale nelle zone della fascia litoranea temperata calda su terreni fertili, umidi, ben drenati e tendenzialmente acidi.

È una pianta arbustiva sempreverde e risulta estremamente sensibile ai freddi e alle alte temperature estive. Può quindi essere coltivata in climi tendenzialmente miti, dove nella stagione fredda la temperatura non deve mai scendere sotto i -10°. Fiorisce da febbraio ad aprile a seconda delle condizioni climatiche. Può essere tenuta in vaso, sul balcone o in casa, alla luce del sole, ma lontano da fonti di calore come i termosifoni e ben riparata dal vento. Richiede un terreno acido, umido ma drenante. Va annaffiata moderatamente in autunno ed in inverno ed abbondantemente nei mesi estivi.

Il periodo migliore per la messa a dimora delle piante è da ottobre a marzo.

Per i primi anni di vita la pianta di mimosa dovrà essere potata costantemente e solo successivamente si potrà non potarla o farlo solo dopo la fioritura.

Ma torniamo a noi e al modo per realizzare delle talee dai vostri mazzetti di mimosa.

La talea è un metodo di propagazione molto utilizzato, in quanto ci offre notevoli vantaggi: radica con grande facilità, necessita di pochi accorgimenti per avere successo, se ne possono ottenere molteplici anche da una pianta piccola e non ultimo crea un "clone" perfettamente identico alla pianta madre. Si possono produrre diversi tipi di talee a seconda del periodo dell'anno e della pianta che vogliamo riprodurre anche se in genere ogni pianta mostra di radicare in modo più o meno rapido a seconda del tipo di talee che andremo a prelevare: ad esempio i gerani radicano molto facilmente per talea erbacea mentre per le rose le più adatte sono sicuramente le legnose o semilegnose.

Nel nostro caso useremo talee molto giovani in quanto ottenute da rami verdi. Vediamo nel dettaglio di quale attrezzatura avremo bisogno:

  • - coltello da innesto o cesoie da potatura
  • - torba
  • - sabbia
  • - un fungicida
  • - vasi di plastica o meglio bottiglie di plastica trasparente

Iniziamo con il prelevare le talee dai rami del nostro mazzo. Dovranno avere una lunghezza di circa 5-15 cm ed essere tagliate nettamente subito sotto una gemma, con un taglio obliquo, senza sbavature. Per questo motivo useremo un coltello da innesto ben affilato o una cesoia da potatura.

Un buon metodo per decidere la lunghezza finale delle nostre talee sarà quello di contare i nodi presenti sul ramo assicurandoci che ce ne siano almeno tre.

Fatto questo bisognerà asportare le foglie presenti, recidendone il picciolo, per almeno i due terzi della lunghezza della nostra talea partendo dalla base e lasciando esclusivamente qualche foglia apicale. Questo ci permetterà di interrare perfettamente nel substrato di radicazione le nostre talee e ne diminuirà sensibilmente la superficie traspirante diminuendo drasticamente la dispersione idrica.

Solitamente per favorirne la radicazione delle talee si consiglia l'utilizzo di ormoni radicanti, venduti sia in forma liquida che in polvere. Noi ne sconsigliamo però l'utilizzo trattandosi di sostanze di sintesi chimica che simulano la presenza di grosse quantità di concime attivo. Quindi si limitano a stimolare una naturale potenzialità del vegetale a produrre radici in presenza di terreno concimato e dunque è possibile tranquillamente farne a meno visto che trattandosi di sostanze acide o saline particolari frutto delle componenti di trasformazione del concime, possono risultare spesso sostanze tossiche.

Le nostre talee sono ora pronte, ma vediamo come preparare il substrato che dovrà essere molto soffice e leggero per consentire uno sviluppo delle radici privo di ostacoli, una buona aerazione delle stesse permettendo di mantenere un buon tasso di umidità.

Un buon terriccio per la radicazione sarà costituito da una parte di torba ben sminuzzata e da una parte uguale di sabbia di fiume ben lavata. Una volta mescolate insieme si dovrà aggiungere al composto una piccola quantità di perlite per aumentarne la capacità di areazione. Infine per essere sicuri che il terriccio mantenga un buon grado di umidità si potrà aggiungere un 15-20% di vermiculite o di corteccia di pino finemente triturata.

Ora possiamo riempire i nostri vasi, o ancora meglio delle bottiglie di plastica trasparente opportunamente tagliate per il nostro scopo, con il substrato radicale appena preparato.

Non ci resta che porre le nostre talee nei contenitori interrandole per almeno i due terzi della lunghezza facendo molta attenzione alla polarità del ramo, inserendole quindi con la parte basale in basso. In caso di dubbi c'è un trucco molto semplice; basterà osservare le gemme che sono sempre rivolte verso l'apice del ramo.

Dopo aver piantato le nostre talee ed aver premuto il terriccio circostante con le dita possiamo innaffiare abbondantemente e ricoprire il recipiente con un sacchetto di plastica, tipo quello per surgelati, così da controllare l'evaporazione e garantire alle giovani talee un ambiente saturo di umidità. I contenitori andranno poi collocati in una posizione luminosa, in un luogo riparato dal freddo e dal vento. Una volta che l'apparato radicale delle nostre talee sarà ben sviluppato queste potranno essere collocate in un vaso più grande e dopo almeno due anni, potranno essere messe a dimora.

Non mi resta che augurarvi una "buona crescita".

Lorenzo De Ritis

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