Gli USA mettono fine agli atroci esperimenti sui gatti. Uccisi e spinti al cannibalismo per studiare la toxo

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Centinaia di cani e gatti sono stati comprati dai mercati asiatici della carne e importati negli Usa per praticare crudeli e inutili test (fino a spingerli al cannibalismo)

Una buona notizia arriva dagli Usa dove il dipartimento dell’Agricoltura (USDA) ha annunciato lo stop agli esperimenti sui gatti nell’ambito della ricerca che stava cercando una cura alla toxoplasmosi. Nel frattempo, però, migliaia di esemplari sono stati sterminati (e prima costretti al cannibalismo).

E’ dal 1982 che il dipartimento di ricerca dell’USDA infetta i gatti con la toxoplasmosi e poi è costretto a sopprimerli con lo scopo di trovare il modo di combattere il parassita Toxoplasma gondii (T. gondii). Questo microrganismo causa appunto la toxoplasmosi, una malattia considerata tra le principali cause di morte per malattie alimentari negli Stati Uniti, rischiosa in particolare per gli individui con il sistema immunitario debole come i bambini e pazienti con HIV.

Finalmente la crudeltà sui gatti ha avuto fine e l’annuncio è ufficiale dato che è stato diramato dallo stesso dipartimento dell’agricoltura poche settimane dopo che uno studio (reso noto da un report della NBC) aveva rilevato un fatto molto grave: gli scienziati dell’ Agricultural Research Service (ARS) avevano acquistato centinaia di cani e gatti dai “mercati asiatici della carne” e li avevano poi sottoposti ad eutanasia e costretti al cannibalismo nel loro laboratorio del Maryland.

Gli autori dello studio “USDA Kitten Cannibalism“, opera della no profit White Coat Waste Project, hanno fatto notare come gli orribili esperimenti dimostrano che l’agenzia si era allontanata dalla sua missione di mantenere al sicuro l’approvvigionamento alimentare degli Stati Uniti. 

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Nella sua dichiarazione, l’USDA ha finalmente fatto sapere che:

“la ricerca sulla toxoplasmosi è stata reindirizzata e l’uso di gatti come parte di qualsiasi protocollo di ricerca in qualsiasi laboratorio ARS è stato interrotto e non verrà ripristinato”.

Si è dunque guardata bene dal menzionare gli esperimenti di “cannibalismo” di cui sono stati protagonisti i gatti ma ha affermato che “la ricerca sulla toxoplasmosi ARS ha raggiunto la sua maturità“.

L’agenzia ha affermato che nessun gatto è stato infettato da patogeni o sottoposto ad eutanasia già dal settembre 2018 e che i 14 gatti sani che ancora si trovano nella struttura sono in procinto di essere adottati dai dipendenti dell’USDA. Gli altri purtroppo, in quanto portatori della malattia, non potevano essere adottati perché rappresentavano un grande rischio per la salute umana.

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Anthony Bellotti, fondatore del Progetto White Coat Waste, che combatte la dispendiosa spesa pubblica per i test sugli animali e ha intrapreso una campagna di un anno contro gli esperimenti sui gatti ha dichiarato: 

“Dopo oltre 3.000 gattini uccisi e 22 milioni di dollari sprecati, ci congratuliamo con l’USDA per la sua saggia decisione di porre definitivamente fine ai suoi esperimenti sui gattini finanziati dai contribuenti e adottare i sopravvissuti”

Ci auguriamo che stragi come queste non vengano più perpetrate in nome della nostra salute (né di altro!)

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Francesca Biagioli

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