Cosa pensano i nostri amici cani?

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Cosa pensano i cani? A rivelarlo saranno le scansioni cerebrali. Ma non in tempi futuri. Una nuova ricerca condotta della Emory University ha già scoperto cosa passa per la testa dei nostri fedeli amici a quattro zampe. È bastata una risonanza magnetica per sondare i pensieri di Fido e co.

I ricercatori del Center Emory for Neuropolicy guidati da Gregory Berns hanno sviluppato una nuova metodologia per esaminare il cervello dei cani in situazioni di allarme esplorando la mente della più antica specie animale addomesticata. Niente di invasivo, fortunatamente. La tecnica utilizza una innocua risonanza magnetica funzionale (fMRI), utilizzata anche per carpire i segreti (e le malattie) del cervello umano.

È stato incredibile vedere le prime immagini del cervello di un cane completamente sveglio“, ha detto Berns, ricercatore capo del progetto chiamato The Dog Project. “Per quanto ne sappiamo, nessuno era mai stato in grado di farlo in precedenza”.

La ricerca. Due i cani coinvolti nel progetto, Callie, un feist di due anni, e McKenzie, un border collie di tre. Entrambi i cani sono stati addestrati per diversi mesi a camminare su uno scanner fMRI e a rimanere immobili, mentre i ricercatori misuravano la loro attività neurale. L’addestramento ha avuto un ruolo cruciale evitando così che i cani fossero sedati.

In un secondo momento, a Callie e McKenzie è stato chiesto di distringuere due gesti umani in previsione di una ricompensa, un hot-dog qualora la mano sinistra dell’addestratore fosse stata rivolta verso il basso, nulla se entrambe le mani fossero state rivolte verso l’alto.

In quel momento, i ricercatori hanno tentato di decodificare i processi mentali dei cani, registrando quali aree del cervello venivano attivate dagli stimoli. Dalle osservazioni è emersa un’attivazione della regione caudale nel cervello di entrambi i cani in concomitanza col gesto per il quale avrebbero ricevuto una ricompensa, non per l’altro. Spiega Bens: “Questi risultati indicano che i cani prestano particolare attenzione ai gesti umani e che questi segnali potrebbero avere un filo diretto con il ‘sistema di ricompensa’ del cane.

Il cervello del cane rappresenta qualcosa di speciale, e potrebbe spiegare la connessione con quello degli esseri umani. È possibile che i cani abbiano anche influenzato l’evoluzione umana”.

Tutte le procedure per il progetto sono state preventivamente approvate dall’Institutional Animal Care. “Fin dall’inizio, abbiamo voluto garantire la sicurezza e il comfort dei cani“, dice Berns. “Ci auguriamo che lo studio possa aprire una porta sulle nuove conoscenze per la comprensione del cane e la comunicazione inter-specie”.

Lo studio sarà pubblicato domani 11 maggio su PLoS One.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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