Cani avvelenati: dopo Sciacca è strage anche a Licata

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Ancora cani avvelenati. Dopo Sciacca, adesso mancano all’appello tanti randagi di Licata, in provincia di Agrigento. La strage, dunque, non si ferma e la dinamica è sempre la stessa: bocconi avvelenati per una strage silenziosa che sta uccidendo centinaia di cani.

Esche avvelenate trovate nel terreno, mentre i volontari animalisti cercano di ripulire le zone dove sono stati trovati i cani senza viva, non si sa ancora il numero preciso di coloro che non ce l’hanno fatta. Ma come dicevamo nel caso di Sciacca, non è una questione di numeri.

Purtroppo questi episodi si verificano sempre più spesso e ad alto rischio è soprattutto il Sud Italia dove la situazione randagismo è ormai fuori controllo. Anche a Palermo starebbe accadendo la stessa cosa e adesso è il turno di Licata, dove continuano ad arrivare segnalazioni di cani uccisi dal veleno.

Ecco cosa scrive Licata Libera su Facebook:

“Ciò che mai vorremo è che ciò che è accaduto a Sciacca sia riproposto anche qui. Stamane a Licata si è presentata una situazione incresciosa. In zona Marina, corso Argentina e zona Marinello sono state depositate polpette avvelenata atte a nuocere la salute dei nostri amici a 4 zampe. Sollecitiamo chi di dovere a trovare una situazione a questo problema il prima possibile, è ormai una situazione insostenibile. I cani non possono pagare a causa di vuoti normativi che non permettono un celere provvedimento burocratico. Chiediamo ai residenti la massima attenzione per l’eventuale presenza di gente sospetta: chiamate immediatamente le forze dell’ordine. Attenzione soprattutto a chi porta i cani a passeggio per le vie della marina”.

Gli animalisti hanno raccolto più di 50 esche e salvato due cani, ma mancano all’appello tantissimi randagi. È un’emergenza senza precedenti.

“Non abbiamo più lacrime da versare. Stanno ammazzando tutti i randagi in Sicilia. Ora basta, lo Stato deve reagire con determinazione. Vogliamo giustizia. Dobbiamo stanare questi criminali. L’omicidio degli angeli con la coda è un’azione tanto efferata quanto vile. È un avvertimento a chi difende la vita. Non lasciamo soli i volontari siciliani, sono un esempio di coraggio e di grandi valori. Sono la speranza per educare alla legalità”, dice in una nota stampa Rinaldo Sidoli, responsabile centro studi del Movimento Animalista.

Ben, il randagio del porto

Tra i tanti randagi che non ce l’hanno fatta c’è anche Ben, in un post su Facebook fatto da Nadia Bonelli, una volontaria viene raccontata la sua tragica fine:

“Lui ERA Ben, viveva al porto turistico, stesso luogo da dove sono state messe in salvo Lea e Phoenix. Viveva lì con la sorella Maya, cuccioloni di un anno circa, accuditi da diportisti stranieri. Mi ripromettevo di occuparmi di loro una volta sistemate le piccole, ma non ho fatto in tempo. Maya è morta avvelenata, nonostante le cure prestate immediatamente dai diportisti, circa 2 mesi fa, oggi Ben lo abbiamo trovato già morto mentre cercavamo di bonificare il territorio”.

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L’appello è adesso alle Istituzioni affinché si venga a capo di questa terribile situazione. Stessa cosa succede a Sciacca dove gli animalisti in piazza hanno fatto una manifestazione pacifica nel centro storico per chiedere giustizia.“Chi ha ucciso i cani deve pagare”.

Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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