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Cinque cani sono stati messi all’asta e venduti al miglior offerente come se fossero oggetti

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Carlotta, Briciola, Peggy e Cody sono i nomi di quattro dei cinque cani che sono stati messi oggi all’asta dal Tribunale di Lodi proprio come si fa con gli immobili o le auto. Ognuno accompagnato da un verbale di stima che ne fissa il valore di partenza, come se fossero oggetti. Cento euro per un Pinscher, duecento euro per due Jack Russell e per i due Chihuahua.
 
I cinque cani, pignorati ai proprietari, sono stati battuti questa mattina all’asta e venduti al miglior offerente. A nulla è valsa la mobilitazione della LAV (Lega Anti Vivisezione) che, dopo la segnalazione da parte di una cittadina, si era rivolta al Tribunale di Lodi, chiedendo l’immediata sospensione dell’asta. Purtroppo la richiesta non è stata accolta dal tribunale, il quale ha fatto sapere che si trattava di animali già destinati alla vendita. Quindi si ipotizza che i cinque cani, tra cui alcuni di circa 4 anni, provengano da un negozio o da un allevamento. Ma ciò non rende la vicenda meno drammatica. 
 
La vendita all’asta oltre a essere una procedura obsoleta, rischia di rimettere gli animali in mano agli stessi maltrattatori a cui sono stati sequestrati. – commentano attraverso un post su Facebook gli attivisti della sezione LAV di Milano – È una grave e inaccettabile situazione, un trattamento che non dovrebbe mai essere applicato ad esseri senzienti e con una vita relazionale ed emotiva. Da anni combattiamo per il riconoscimento nel Codice Civile degli animali quali esseri senzienti e questo è il momento per ribadirlo a gran voce, affinché episodi di questo tipo non debbano mia più ripetersi!
Non è la prima volta che in Italia si verifica un fatto del genere e molte delle aste con animali passano in sordina e non riescono ad avere alcuna risonanza mediatica. Fortunatamente, la determinazione delle associazioni animaliste a volte riesce a fare la differenza. Lo scorso autunno la LAV era intervenuta cercando di impedire l’asta per un cucciolo di cane a Trento, riuscendo nell’impresa. In quel caso il procuratore ha dimostrato grande comprensione e sensibilità, ma stavolta non c’è stato alcun lieto fine per i 5 cani che alla fine sono stati venduti a chi ha offerto di più. Una triste vicenda, che rivela quanto siamo ancora indietro in Italia sul fronte del benessere degli animali, a partire da quelli domestici. 
 
Fonte: LAV Milano
 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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