Allevatore di cani destinati al macello cambia vita e diventa agricoltore di ortaggi

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Da allevatore di cani destinati al macello sudcoreano ad agricoltore. Settanta cani sofferenti e destinati alla morte sono salvi grazie alla decisione del gestore di abbandonare questo tipo di attività. Così, Nakseon Kim, dopo aver allevato cani per quasi 40 anni, ha colto al volo l’occasione di cambiare vita, a seguito della proposta di Humane Society International che lo ha aiutato a iniziare un nuovo business coltivando cavoli e altri ortaggi.

Da un lato regolamenti più rigidi, dall’altro il fatto che sono tanti i sudcoreani che hanno deciso di non mangiare più carne di cane, e poi ci sono le sentenze giudiziarie che frenano il settore. Così, sono tanti gli allevatori che scelgono di cambiare vita, dopo aver mandato al macello centinaia di cani.

“Sembrerà strano, ma ho iniziato ad allevare i cani proprio perché mi piacciono questi animali”, ha dichiarato Kim in una nota riportata da Humane Society International- “Non sono mai stato un grande amante della loro carne. Avevo alcuni cani e così ho iniziato ad allevarli. Quando ne avevo 20 o 30 ho iniziato a venderli perché pensavo che avrei potuto guadagnare, ma non è andata così. Non guadagno nulla e con la crescente pressione del governo non è affatto un buon affare”.

L’organizzazione che salva, rieduca e cerca una nuova casa per ogni cane lo ha convinto a chiudere l’attività. Nell’allevamento che si trova a Hongseong, Kim allevava cani di razza tosa, jindo coreani, barboncini, beagle, husky, golden retriever, pomerania, chihuahua e Boston terrier per due commerci crudeli: quello della carne e quello dei cuccioli.

cani allevamento

@ Humane Society International

Come spiega Humane Society International, inumerose file di gabbie fatiscenti e sporche, circondati da escrementi e spazzatura, alcuni cani sono destinati al macello mentre altri alla vendita come animali da compagnia. L’industria coreana della carne di cane sta tentando di differenziare tra cani da compagnia e cani da carne, ma la realtà è che per questi animali il destino dipende solamente da dove si possono trarre i maggiori profitti.

“Sfortunatamente, è ancora molto comune vedere cuccioli in vendita nelle vetrine dei negozi di animali della Corea del Sud. Ma ciò che la maggior parte dei coreani non sa è che questi stessi cuccioli avrebbero potuto essere macellati. Che vivano o muoiano, nascono tutti in luoghi miserabili come questo, dove le femmine vengono ingravidate di continuo, fino all’esaurimento, per poi essere vendute ai macelli”, spiega Nara Kim, campaigner di Humane Society International Corea.

I cani di Nakseon Kim, settanta in tutto, sono adesso salvi e verranno accuditi dall’organizzazione, ma fino a quando il governo non si impegnerà ad eliminare questa terribile industria, l’incubo continuerà per milioni di altri animali. Questa è la sedicesima chiusura di un allevamento che Humane Society International è riuscita ad ottenere, dopo aver lanciato nel 2015 un programma per sostenere gli allevatori nella transizione. Come dicevamo, adesso i cani verranno trasferiti in diversi rifugi partner in Canada e negli Stati Uniti, con l’obiettivo di trovar loro nuove case adottive. Prima che ciò avvenga, verranno però portati in una struttura d’accoglienza temporanea in Corea del Sud, in attesa che le restrizioni di viaggio a causa del Covid-19 si allentino. Una volta usciti sani e salvi dall’allevamento, i cani riceveranno immediatamente un controllo veterinario completo e avrà inizio il lavoro di riabilitazione.

cani allevamento

@ Humane Society International

“Ne ho avuto abbastanza. Non credo siano molte le persone in Corea del Sud, ancora disposte a gestire un allevamento di cani da carne. Non c’è futuro in questo settore. inizierò a coltivare verdure da vendere ai ristoranti. Quello è un business sostenibile”, dice Nakseon Kim.

cani allevamento

@ Humane Society International

Il consumo di carne di cane è in costante calo in Corea del Sud ed è già vietato o severamente limitato a Hong Kong, a Singapore, a Taiwan, in Tailandia e nelle Filippine. Nel 2018, la capitale indonesiana e quella vietnamita hanno messo fine al commercio di carne di cane. Più recentemente, nell’aprile 2020, le città cinesi di Shenzhen e Zhuhai hanno vietato il consumo di carne di cane e di gatto, a seguito della dichiarazione del Governo cinese in merito allo status di cani e gatti come animali da compagnia. Mentre la pressione globale per chiudere permanentemente i “wet market” asiatici aumenta alla luce del Covid-19, i rischi per la salute umana dal consumo di carne di cane in Corea del Sud e in tutta l’Asia, stanno rafforzando le richieste di intervento nel continente.

FIRMA QUI LA PETIZIONE CONTRO IL TRAFFICO DI CARNE DI CANE

Fonte: Humane Society International

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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