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Alcune persone sono letteralmente innamorate degli animali, altre invece sono completamente disinteressate. Perché succede? Secondo una ricerca recente è tutta questione di genetica: alcuni sono predisposti a un atteggiamento, altri meno.

Ammettiamolo, quante volte abbiamo guardato come un alieno, un nostro amico che ci ha detto di non adorare il nostro cane o gatto? Dire che gli animali non piacciono è spesso visto come un tabù, ma è necessario ammettere che non tutti li amano.

Anzi c’è chi proprio ha paura, non li terrebbe mai in casa e quando se ne trova uno davanti ha delle reazioni che agli occhi degli amanti degli animali, possono apparire esagerate. “Puoi prendere il gatto”, “Per favore lo sposti nell’altra stanza”, “Ah, ma c’è un cane in casa?”.

Situazioni simili sono descritte in ‘The Animals Among Us’, il libro di John Bradshaw secondo cui oltre a un fattore genetico, è anche una questione di tradizioni familiari. Chi è cresciuto accanto agli animali, che siano cani, gatti o altri, da grande tenderà a voler mantenere quel rapporto speciale, al contrario chi sin dall’infanzia è stato educato all’indifferenza, difficilmente ne terrà con sé uno.

Ovviamente si parla in generale e non per valori assoluti. I benefici portati dai nostri amici a quattro zampe sono tantissimi: spesso una piacevole compagnia per le persone sole, aiutano a combattere la solitudine e alleviare depressione e demenza senile.

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Ma anche per i bambini sono un toccasana dal punto di vista della socializzazione, ma anche della salute, perché da tempo la scienza conferma che i bimbi che crescono in compagnia degli animali domestici hanno un rischio inferiore di sviluppare infezioni, asma e allergie. Gli amici a quattro zampe dal loro canto, donano ai bambini amore incondizionato, affetto, coccole, giochi e compagnia.

Eppure ci sono ancora tante persone diffidenti che sostengono che avere un animale in casa porti malattie e infezioni. L’impulso di farli vivere con noi, non è universale ma ha quindi una base genetica.

Secondo lo studio che è stato condotto su un campione di mille volontari di età compresa tra 51 e i 60 anni, il riversare affetto sugli animali va di pari passo con le preoccupazioni che si accumulano tutti i giorni. Quante volte abbiamo coccolato il nostro gatto provando sollievo e tranquillità?

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E allora la giusta misura sta nel mezzo. Secondo gli esperti non va bene neanche sviluppare un attaccamento morboso, cani e gatti non devono essere antropoformizzati per non far sì che le proprie frustrazioni siano apparentemente compensate dalla fedeltà dei nostri amici a quattro zampe.

Dominella Trunfio

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