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Una strada a misura di cane con ciotole di acqua, crocchette e sacchettini per i bisogni. Succede a Torino, in via Po dove i negozianti hanno lanciato un nuovo progetto rivolto agli amici a quattro zampe.

Nella città della Mole secondo gli ultimi dati sono oltre 86mila i cani, per questo motivo i negozianti hanno deciso di trasformare la centralissima via in un luogo di accoglienza per tutti coloro che sono in transito.

Già da questo weekend, in collaborazione con l’Ascom, ci saranno le prime iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’abbandono e a favore dell’adozione. Sabato e domenica, ad esempio, le vignette del disegnatore Sandro Pizziolo insegneranno ai più piccoli il rispetto per gli altri.

Seppur nata con nobili intenti e senza dimenticare che Torino è la città più pet friendly d’Italia, l’idea di creare una strada con ciotole in comune non riscuote il consenso di molti.

Perché non va bene la via pet friendly

 

La prima obiezione riguarda l’aspetto legato alla salute e alle regole igieniche.

via po torino

Non convince il fatto che i cani debbano bere e mangiare nella stessa ciotola, ciò potrebbe favorire il contagio batterico e farlo diventare virale.

C’è poi chi è favorevole alle ciotole d’acqua, ma non alle crocchette per paura che i cani si strafoghino o che nascano risse per il predominio.

Alcuni sono chiari soprattutto sull’aspetto cibo che deve essere somministrato esclusivamente dal proprietario a degli orari prestabiliti, due volte al giorno nell’arco di 12 ore e soprattutto nella giusta quantità data dal rapporto peso/età e attività fisica del cane.

Poter mangiare liberamente per strada, dunque, non sarebbe educativo oltre che dannoso per la loro salute. A intervenire nel dibattito social anche qualche esperto cinofilo, che plaude alla distribuzione dei sacchetti - anche se di norma nessuno dovrebbe esserne sprovvisto già uscendo di casa- ma condanna le crocchette.

L’acqua è ok solo se fresca e pulita, perché al caldo con la saliva rilasciata da Fido, potrebbe diventare un covo di batteri.

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Infine, qualcuno pensa che sia soltanto una trovata commerciale visto l’elevato numero di negozi per animali in zona. Qualche pulce all’orecchio c’è perché se è vero che la Cassazione stabilisce che dar da mangiare ai randagi è reato, ci chiediamo: i cani che vivono in casa con le cure e l’affetto dei loro proprietari, hanno reale bisogno di mangiare in quella mezz’ora di passeggiata?

Insomma un’iniziativa che apre un dibattito e tante polemiche.

Dominella Trunfio

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