Unicef Brick: l’imballaggio per riso e acqua che si costruisce come i lego

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Mattoncini multiuso, in grado di fornire sia cibo che riparo in caso di catastrofi naturali. Mattoni che ricordano molto i Lego, ma che sono in grado, all’occorrenza, di trasformarsi, diventando pareti ma anche contenitori per vivande e liquidi.

Alla base dell’Unicef Bricks, purtroppo, le numerose esperienze fatte in termini di disastri naturali e ambientali. La corsa contro il tempo, la necessità di fornire un tetto alle popolazioni sfollate dopo un sisma, un alluvione, uno tsunami è quanto la cronaca ci pone ogni giorno sotto gli occhi, e purtroppo negli ultimi tempi al di fuori della porta di casa.

Al fine di evitare di generare una grande quantità di rifiuti, garantendo al tempo stesso una maggiore velocità delle operazioni di soccorso, l’Unicef ha ideato questi speciali mattoni che possono fungere sia come materiali da costruzione che da contenitore per alimenti.

Il progetto realizzato dalla Psychic Factory, consiste in questo: ogni singolo mattone è suddiviso in due parti, una che contiene i cibi e l’altra che trattiene l’aqua. Una volta che gli alimenti vengono consumati, le cavità prima piene di vivande, vengono riempite di sabbia e acqua. In questo modo, essendo più pesanti, possono essere assemblate proprio come i Lego per la realizzazione di piccoli ripari.

unicef-lego

Inoltre, vengono evitati i rifiuti legati agli imballaggi che invece vengono solitamemente utilizzati per fornire acqua potabile e cibo alle popolazioni colpite da un disastro. E non è una cosa da sottovalutare.

Infine, una volta passata la necessità, gli Unicef Bricks possono essere smontati, pronti per essere riutilizzati in un’altra occasione. E alla luce di quanto sta accandendo nel nostro Paese, con gli alluvioni che hanno colpito la Liguria, la Toscana e la Sicilia, e i terremoti che sempre più spesso fanno tremare la terra sotto i nostri piedi, una proposta simile ha una grande utilità. Purtroppo.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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