MediPOD: il mini-ospedale a capsula autosufficiente ed ecologico

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La salute viene prima di tutto. Ed è per questo che ogni patologia dovrebbe essere trattata “in tempo reale”, non appena il nostro organismo comincia a lanciare i primi segnali. Ci vorrebbe, in sostanza, un’assistenza sanitaria costante. Impossibile?

Forse no, grazie a MediPOD, una sorta di mini-ospedale autosufficiente ed ipertecnologico, in grado di rilevare e diagnosticare in maniera automatica le varie malattie all’interno del tessuto urbano di una città che diventa particolarmente interessante e utile in caso di pandemie.

Garantendo un isolamento pressoché totale dal mondo esterno, vista la particolare struttura formata da ‘baccelli’ chiusi ed autosufficienti, MediPOD pone immediatamente in quarantena il paziente affetto da una patologia all’interno di ognuno di essi, riducendo in questo modo il contatto ma soprattutto il contagio. Il tutto sarebbe gestito da comunicazioni wireless ad alta velocità, nessun medico presente fisicamente ma solo a distanza, garantendo al paziente di essere sempre in contatto con un operatore sanitario, indipendentemente dall’ubicazione geografica.

Ma non è tutto. Oltre alle funzioni ‘terapeutiche‘, il complesso potrebbe avere anche un ruolo fondamentale a livello ambientale, essendo in grado di convertire le acque reflue in acqua potabile. La domanda adesso è d’obbligo: come verrebbe alimentato? Dal sole chiaramente. Ogni ‘pod’, ossia ogni ‘cellula’ che forma il complesso si autoalimenta convertendo a lungo termine l’energia solare in idrogeno e conservando l’energia in batterie a breve termine.

Si legge su Architizer: “Poiché il rischio di pandemie è in aumento all’interno dei centri urbani sempre più densamente abitati, il modo più efficace per contenere questi focolai è quello di limitare l’esposizione dei pazienti infetti”.

L’idea proposta dall’architetto e designer canadese James Dixon è chiara, ma attende solo di diventare realtà.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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