Nuovo ponte di Genova, l’emozionante illuminazione per ricordare le vittime (e monitorare l’inquinamento)

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Ricorderà le 43 vittime del ponte Morandi e monitorerà l’inquinamento: ecco il progetto dell’illuminazione del ponte sulla città di Genova

Una illuminazione eco-friendly per non dimenticare. Sarà questo il leit motiv che condurrà la realizzazione del nuovo ponte sulla città della lanterna: un “monumento di luce” che informerà nel contempo anche sul livello di qualità dell’aria.

Il nuovo viadotto sul Polcevera, insomma, presentato nei mesi scorsi dall’architetto Renzo Piano in Regione in sostituzione di quello crollato il 14 agosto, avrà luci evocative e commemorative e tutta l’illuminazione strizzerà l’occhio alla sostenibilità ambientale.

A dirlo Romano Baratta, Light Artist e Lighting Designer tra i migliori 40 al mondo under 40, che è pronto per “un intervento ibrido tra light art e lighting design”, come lui stesso lo definisce.

La luce può rendere monumentale un’area che lo richiede. Può dare identità a un luogo antico o a un altro che, seppur recente, è andato distrutto o crollato. Un monumento leggero – continua Romano Baratta – per non appesantire ulteriormente l’anima di una città gravemente colpita”.

Si tratterà, inoltre, di un progetto di illuminazione che sarà in grado di informare sul livello di qualità dell’aria: il ponte fino alle 24 sarà un rilevatore dell’inquinamento dell’aria con specifici colori:

  • Luce azzurra per l’aria pulita
  • Luce gialla per l’aria mediocre
  • Luce rossa per l’aria inquinata

Un ponte che smista e riduce il traffico, non può annullare l’inquinamento atmosferico – afferma Baratta-, ma può essere capace di informare la cittadinanza sul livello di bontà dell’aria. L’illuminazione sarà funzionale al benessere cittadino e farà aumentare il senso critico in merito alla tematica”.

aria inquinataaria mediocre
aria pulita

E il ricordo delle vittime? Dalle 24.00 i piloni e gli stralli si manifesteranno con la luce per rievocare la loro presenza fisica. Elementi luminosi che sembreranno delle figure umane che allargano le braccia per unire due parti della città ferita.

Il ricordo è sterile se fine a se stesso, ma – conclude Romano Baratta – se il ricordo diventa un monito ma soprattutto azione per il miglioramento fattivo, allora le vite andate perse sono motivo di speranza”.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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